Disturbi internalizzanti

Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) e disturbi d’ansia

In età evolutiva, i disturbi d’ansia che si mostrano con maggior frequenza sono:

  • fobie specifiche di vario genere;
  • disturbo d’ansia generalizzato
  • disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)
  • disturbo di panico con o senza agorafobia
  • ansia da separazione (timore di allontanarsi dalle persone accudenti di riferimento, come i genitori).

Terapia Cognitivo Comportamentale, fobie e ansia generalizzata

Risulta dimostrato che la Terapia Cognitivo Comportamentale è efficace nel trattamento del disturbo d’ansia generalizzato e nelle fobie semplici; sembra inoltre che i miglioramenti siano mantenuti bene.
Si ritiene che l’esposizione sia un aspetto centrale dell’efficacia di tale trattamento, anche se in due studi ben disegnati sul trattamento della fobia scolare si evidenziò che il supporto terapeutico senza esposizione (effetto aspecifico) era egualmente efficace.

Si usano di solito interventi di tipo graduale e non di flooding, cioè modalità di presentazione degli stimoli fobici che iniziano con gli stimoli di intensità più debole, per passare a poco a poco a quelli di maggiore livello di intensità.

Ci sono dimostrazioni che la Terapia Cognitivo Comportamentale possa essere somministrata con buoni risultati in gruppo e che l’inclusione dei membri della famiglia sia d’aiuto ove ci siano problemi familiari.

Terapia Cognitivo Comportamentale e Disturbo Ossessivo-Compulsivo

I trattamenti di Terapia Cognitivo Comportamentale sono spesso usati nel trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, ma sebbene promettenti la loro efficacia non è stata ancora definitivamente dimostrata in età evolutiva, sebbene alcuni recenti vadano decisamente in questa direzione. Sembra probabile che l’associazione fra TCC e farmaci sia necessaria per ridurre un DOC consolidato, ma la Terapia Cognitivo Comportamentale è assolutamente fondamentale per favorire il mantenimento dei miglioramenti una volta sospesi i farmaci.

Terapia Cognitivo Comportamentale e depressione

Attualmente non vi è alcun dubbio sulla possibilità che un episodio depressivo possa colpire un bambino; episodio che solitamente fa seguito a un evento che ha significato di perdita o di lutto (separazione dei genitori, morte di un parente, o anche eventi apparentemente insignificanti agli occhi degli adulti come un trasloco, la morte di un animale domestico o il trasferimento di un compagno).

Gli episodi depressivi in età evolutiva assumono di solito una forma piuttosto diversa da quelli caratteristici dell’età adulta, per cui questi sono i sintomi più frequenti:

  • umore disforico;
  • autosvalutazione;
  • comportamento aggressivo (agitazione);
  • disturbi del sonno;
  • modificazione del rendimento scolastico;
  • diminuzione della socializzazione;
  • modificazione dell’atteggiamento verso la scuola;
  • lamentele somatiche;
  • perdita della consueta energia;
  • modificazione insolita dell’appetito e/o perdita di peso.

In particolare lo stato di sofferenza legato alla depressione in età evolutiva è caratterizzato da condotte oppositive, irritabilità, collera, condotte delinquenziali e tossicomaniche, disturbi del comportamento, furti, fughe, manifestazioni eteroaggressive e autoaggressive.

Inoltre è di grande rilevanza il rischio di suicidio. E' noto che il suicidio rappresenta la prima causa di morte tra i ragazzi dai 15 ai 25 anni in molti paesi come Francia, Inghilterra e Stati Uniti. In Italia il suicidio è la seconda causa di morte dopo gli incidenti. Negli USA i morti per suicidio sono raddoppiati tra il 1960 ed il 2001. Anche in Italia questo fenomeno è in crescita (Guaiana 2002), mentre per la popolazione adulta dal 1986 (Levi 2003) il dato è stabile. Sappiamo che 6 suicidi su 10 sono preceduti da un tentativo e che il 40% dei ragazzi che tentano il suicidio ripete il gesto (Dati OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità). Peraltro, come segnala Hawton (2003); anche la prevalenza del tentato suicidio tra i 15 e i 25 anni è un fenomeno in crescita. Esiste una relazione diretta e drammatica tra tentato suicidio e suicidio: un tentativo di suicidio eleva la possibilità di morte prematura di 15 volte per il sesso maschile e di 9 volte per il sesso femminile rispetto all'attesa.

Le prove di efficacia sostengono la Terapia Cognitivo Comportamentale come trattamento per la depressione sia individuale sia di gruppo. Tuttavia i problemi familiari possono ridurre l’efficacia della TCC e anch’essi potrebbero dovere essere trattati, per cui, soprattutto in età evolutiva, diviene fondamentale il coinvolgimento dei genitori.
Sembra che trattamenti più lunghi con la TCC (o booster sessions, cioè la programmazione di sedute a distanza di alcuni mesi dalla fine delle sedute a cadenza settimanale o quindicinale) possano promuovere il recupero nei casi di mancata risposta ai trattamenti di durata standard. Ad oggi gli studi sembrano avere dimostrato che la Terapia Cognitivo Comportamentale è efficace quanto, se non più, degli antidepressivi. Tuttavia nei casi più gravi i farmaci potrebbero essere necessari come alternativa o in associazione
Vi sono alcune difficoltà nei casi con le maggiori distorsioni cognitive, né d’altra parte i benefici della TCC sono spiegati dalla sola riduzione dei pensieri negativi.
Non è stato ancora dimostrato che il training di abilità sociali sia un trattamento efficace per i disturbi depressivi, sebbene possa essere utile nel ridurre i deficit sociali quando l’umore è migliorato, riducendo la ricaduta.

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