La terapia di coppia

La Terapia di coppia comportamentale integrata

Risulta particolarmente utile una recente forma di terapia di coppia a orientamento comportamentale, elaborata da Andrew Christensen e Neil S. Jacobson (cfr. Christensen et al. 1995) e denominata “Terapia di coppia comportamentale integrata” (Integrative Behavioral Couple Therapy, IBCT).
L’IBCT introduce, accanto alla classica meta del “cambiamento” propugnata dalle consuete forme di terapia di coppia comportamentali, anche la nuova dimensione dell’“accettazione emotiva”, intesa come una situazione in cui il cambiamento non viene necessariamente richiesto, ma piuttosto viene mutata la percezione e l’esperienza da parte del soggetto del comportamento del coniuge, che precedentemente veniva considerato negativo e intollerabile, in modo che questo possa divenire qualcosa di accettabile se non addirittura di apprezzabile.

Tecniche e strategie per il “cambiamento”

A questo proposito vengono proposte le classiche strategie della terapia comportamentale di coppia: lo scambio comportamentale e il training di comunicazione e di problem-solving.

Per quanto riguarda lo scambio comportamentale, esso è mirato a a porre rimedio alla consueta situazione delle coppie in crisi, costituita da una ormai cristallizzata carenza di gratificazioni e rinforzi reciproci. Per cui la tecnica dello scambio comportamentale comporta due passi ingannevolmente semplici:

  1. Identificare i comportamenti desiderati che possono essere gratificanti reciprocamente;
  2. Aumentare la frequenza da parte dei partner dell’emissione di tali comportamenti, in modo da fornire la massima gratificazione al destinatario di essi al minimo costo per chi ne è l’autore.

Il training alla comunicazione e al problem-solving comporta il riconoscere inizialmente che le discussioni sono un aspetto inevitabile nella vita di coppia, ma queste non dovrebbero assumere la forma di lotte e conflitti, ma piuttosto di uno sforzo collaborativo per risolvere il problema.

Tecniche e strategie per l’ “accettazione emotiva”

Si tratta senza dubbio della parte più originale di questa proposta terapeutica e contiene concetti e procedure nuove.

Il primo aspetto riguarda il “promuovere l’accettazione mediante l’unione empatica intorno al problema”. A questo scopo il terapeuta riformula il problema e il comportamento dei partner in termini di differenze comuni fra le persone e di comprensibili reazioni emozionali a tali diversità; particolarmente importante è il sottolineare il dolore, il disagio, provato da entrambi i partner e gli sforzi, per quanto mal diretti, che ognuno fa per adattarsi all’altro. Il problema non è “di lui” o “di lei”, ma è “nostro”, “di entrambi”.

Il secondo aspetto comprende “il promuovere l’accettazione mediante il distacco dal problema”. Si cerca in tal modo di facilitare una visione distaccata, descrittiva, intellettualizzata ed esternalizzata dal problema. Ciò viene ottenuto sottolineando il concetto di “continuità”, cioè ricordando ai pazienti come l’incidente attuale e quello accaduto la settimana prima siano interconnessi, essendo legati agli stessi pochi temi che caratterizzano i loro moduli di interazione distruttiva.

La terza componente è rivolta a “promuovere l’accettazione mediante la costruzione della tolleranza”. Per aumentare la tolleranza occorre che ciascuno smetta i propri sforzi frenetici per prevenire, evitare o fuggire il comportamento dell’altro, cercando di cambiarlo o di evitarlo; se diviene in grado di vivere il comportamento del partner senza tanta lotta, può scoprirsi meno sensibile a esso.

Il quarto e ultimo elemento è “il promuovere l’accettazione mediante una maggiore cura per se stessi”. Se si incrementa le capacità di un partner di contare su sé stesso, questo può essere in grado di gestire meglio la situazione in cui l’altro non è disponibile.

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