Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Caratteristiche e trattamento del DOC con la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Definizione di “ossessione”

Il termine “ossessione” viene spesso impiegato nel linguaggio di senso comune con un significato che è in realtà non del tutto corrispondente a quello proprio del linguaggio tecnico-scientifico (analogamente a quanto avviene ad es. per i termini “mania” o “panico”). Con questo termine infatti non si intende soltanto un’intensa passione o una semplice “idea fissa” riguardo qualcuno o qualcosa, ma ci si riferisce piuttosto a degli aspetti sintomatologici molto chiari che possono configurare in realtà un disturbo psicologico ben noto agli specialisti e che può divenire, se non trattato, assai grave ed invalidante.

Cosa caratterizza il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è caratterizzato in primis da ossessioni e compulsioni.

Le “ossessioni” sono pensieri, impulsi o immagini a carattere intrusivo e ricorrente, percepiti dal soggetto come incontrollabili e persistenti. La persona cerca di evitare, ignorare, neutralizzare o sopprimere questi pensieri, immagini o impulsi, poiché sono per lei fonte di forte ansia.

Tra le più frequenti ossessioni vi sono quelle definite “di contaminazione”: la persona teme di entrare in contatto con germi, microbi, secrezioni, prodotti chimici, ecc. Naturalmente, questo tipo di pensieri e preoccupazioni vanno ben oltre le normali attenzioni nei confronti dello sporco, dei germi, o dei prodotti potenzialmente tossici.

Altre ossessioni tra le più diffuse sono quelle riguardati il timore di poter causare qualche danno, ad esempio non avendo chiuso bene la porta di casa, o non avendo spento la luce prima di uscire, o non essendosi accorti di aver commesso un errore. Altri pazienti riferiscono invece pensieri giudicati inaccettabili relativi ad aspetti legati alla sessualità, oppure pensieri sacrileghi, altri ancora cercano invece di evitare di entrare in contatto con certe parole o certi numeri, temendo che questi contenuti di pensiero possano causare qualcosa di altamente negativo a sé o agli altri.

L’ansia originata da questi contenuti ossessivi diviene talmente insopportabile da indurre il paziente a mettere in atto un comportamento, o un’operazione mentale – che prende via via caratteristiche sempre più ritualizzate e ripetitive – allo scopo di trovare rassicurazione e ridurre l’ansia: queste azioni sono denominate “compulsioni”.

Le persone affette dal DOC spesso occupano molto del loro tempo a “combattere” con i loro pensieri intrusivi e nel corso del tempo i rituali possono diventare sempre più lunghi, complessi ed incomprensibili agli occhi di chi li osserva. Lo stesso paziente è solitamente consapevole (in circa l’80% dei casi) che le sue paure ed i rituali che mette in atto per fronteggiarle sono irrazionali o assurde (questo è tra l’altro uno dei criteri che distingue il DOC dalle psicosi), ma riferisce di non riuscire a controllare, o sopprimere questi pensieri e di sentirsi come costretto a mettere in atto il rituale compulsivo al fine di porre fine ai dubbi e all’ansia che questi mettono in moto.

Nuova classificazione del Disturbo Ossessivo-Compulsivo con il DSM-5

Fino alla precedente classificazione internazionale (il DSM-IV-TR) il Disturbo Ossessivo-Compulsivo era classificato tra i disturbi d’ansia. Non v’è dubbio che l’ansia sia la risposta emotiva che caratterizza più marcatamente questo disturbo ed il sintomo che più spesso riportato come motivo di malessere dai pazienti. È tuttavia risultato sempre più evidente che questa patologia possiede delle caratteristiche peculiari che la rendono degna di configurare una categoria a sé.

Per questo motivo, nella nuova classificazione del DSM-5, questo disturbo compare nella categoria “dedicata” e denominata “Disturbo Ossessivo-Compulsivo e disturbi correlati”. Assieme al Disturbo Ossessivo-Compulsivo (che spesso ritroviamo citato con l’acronimo DOC, oppure, nella versione anglofona OCD, ossia Obsessive-Compulsive Disorder) compaiono nel medesimo gruppo altri disturbi che hanno mostrato negli ultimi anni di condividere con il DOC un’ampia gamma di validatori diagnostici.

Tra questi disturbi vi sono il disturbo di dismorfismo corporeo, il disturbo da accumulo (o hoarding), la tricotillomania (o disturbo da strappamento di peli), il disturbo da escoriazione (stuzzicamento della pelle), le forme cosiddette “senza specificazione” (come ad es. i comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, o talune forme di gelosia patologica), cui vanno aggiunti i disturbi aventi caratteristiche caratteristiche ossessivo-compulsive indotti da sostanze o da farmaci oppure dovuti ad una condizione medica.

Diagnosi del Disturbo Ossessivo-Compulsivo

È molto importante diagnosticare correttamente la presenza del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, poiché i trattamenti devono essere mirati specificatamente ad esso. Il percorso psicologico cognitivo-comportamentale prevede una prima fase diagnostica, denominata “assessment”, in cui viene approfondito e valutato con grande cura il caso clinico, sia attraverso i colloqui clinici e l’osservazione del comportamento, sia attraverso la somministrazione di test (come ad es. la scala Y-BOCS, il MOCI, il Padua Inventory, l’OBQ), mirati alla corretta identificazione non solo del DOC, ma anche delle sue sotto-componenti e degli aspetti funzionali che contraddistinguono il disturbo in quello specifico paziente.

Ad esempio, è molto rilevante identificare anche gli aspetti cognitivi che caratterizzano il Disturbo Ossessivo-Compulsivo: alcuni pazienti presentano convincimenti perfezionistici, altri un eccessivo senso di responsabilità e un forte timore di arrecare un danno alle altre persone, altri ancora sono convinti che pensare una cosa equivalga a farla (o aumenti la probabilità di farla, al di là della propria volontà).

Quest’ultimo aspetto è chiamato “fusione pensiero-azione” (TAF), ed è uno di quelli più tipici di alcuni quadri clinici ossessivo-compulsivi.

Distinguere il DOC da altri disturbi

Il DOC non va confuso innanzitutto con il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di personalità. Pur avendo una denominazione molto simile, quest’ultimo è classificato tra i disturbi di personalità e non è caratterizzato da ossessioni e compulsioni, ma piuttosto da un comportamento rigido, inflessibile, perfezionistico. Il soggetto che presenta questo disturbo si presenta come una persona estremamente precisa, puntigliosa, esigente, amante dell’ordine e delle regole in maniera decisamente eccessiva e tale da creare disfunzionamento (ad es. perdita di concretezza ed efficienza a causa dello stile perfezionista) e relazioni difficili con gli altri, proprio a causa di questo stile rigido e controllante.

Anche le persone che hanno problemi di ansia generalizzata (come nel Disturbo d’ansia generalizzata) riportano di essere spesso in ansia e di avere molte preoccupazioni nel corso della loro vita quotidiana, tuttavia queste riguardano aspetti legati alla vita reale ed inoltre non inducono il soggetto a mettere in atto rituali compulsivi. Non vi sono rituali nemmeno nella Fobia specifica (e l’oggetto fobico è di norma ben circoscritto), né nella Fobia sociale, in cui la richiesta di rassicurazioni è di norma solo mirata a ridurre paure ed inibizioni relative alle situazioni interpersonali.

Il DOC presenta anche chiare differenze con la Depressione maggiore, sebbene ben 2/3 dei pazienti con il DOC ne soddisfi nel corso della vita i criteri. Tuttavia, i pensieri negativi o catastrofici della persona depressa sono congruenti all’umore e non sono necessariamente intrusivi; inoltre, le ruminazioni non sono associate a compulsioni.

Per quanto riguarda invece le similitudini tra psicosi e DOC, in quest’ultimo si può talvolta effettivamente osservare un insight molto scarso nel paziente e convinzioni magiche o irrazionali quasi deliranti (questo tipo di pazienti, non per nulla, può avere benefici anche dagli antipsicotici); nelle psicosi non vi sono tuttavia ossessioni e compulsioni; nella schizofrenia vi sono inoltre allucinazioni e disturbi del pensiero formale, del tutto assenti nel DOC.

Vi sono poi disturbi che sembrano avere come elemento caratterizzante una difficoltà o impossibilità a controllare gli impulsi, una “spinta incontrollabile” a fare qualcosa di “improprio” (pensiamo ad alcune parafilie, come l’esibizionismo, oppure al gioco d’azzardo patologico, oppure alla dipendenza da sostanze). In realtà, contrariamente al DOC, in cui il pensiero intrusivo è vissuto come molesto, indesiderato (e la compulsione non è altro che un male necessario per interrompere l’ansia), qui il pensiero aumenta il desiderio, la compulsione produce piacere ed il soggetto desidera interromperla solo nel momento in cui si trova di fronte alle sue conseguenze negative (ad es. legali o economiche).

Vi è infine una significativa comorbidità tra il DOC e gli altri disturbi di questa categoria, tuttavia si osserva che le preoccupazioni e taluni comportamenti ritualistici si limitano in realtà all’aspetto fisico (come nel dismorfismo corporeo), che la compulsione si riduce allo strappamento di peli, in assenza di ossessioni (come nella tricotillomania) e che più che una compulsione di accumulo, ciò che caratterizza l’hoarding è piuttosto il disagio nel gettare via o separarsi dai propri averi.

Quante persone soffrono del Disturbo Ossessivo-Compulsivo?

Si stima che la prevalenza del DOC in un dato momento (come dire, quante persone hanno il DOC in questo momento) sia di oltre l’1%, mentre la prevalenza “lifetime” (ossia quante persone sviluppano il disturbo nel corso della loro vita) vada dal 2% al 3% circa. Ciò significa che il Disturbo Ossessivo-Compulsivo colpisce una persona su quaranta circa nel corso della vita. Il DOC coinvolge circa in egual misura maschi e femmine, le uniche differenze in rapporto al genere si osservano tra i bambini, un numero maggiore di maschi sviluppa infatti precocemente il disturbo, rispetto alle femmine.

Età di insorgenza del Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo non è affatto un disturbo che riguarda solo le persone adulte, anzi tende ad insorgere piuttosto precocemente (prima dei 10 anni e nella tarda adolescenza/inizio età adulta sono due dei momenti più tipicamente a rischio). Ben un quarto dei casi sorge prima dei 14 anni e sono stati anche descritti casi di bambini di appena due anni già affetti da DOC.

Trattamenti del DOC di dimostrata efficacia

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo viene trattato con terapie psicologiche e con terapie farmacologiche. I farmaci di dimostrata efficacia nel trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, per i quali esiste almeno uno studio controllato randomizzato “double blind” (ossia in doppio cieco, in cui né il paziente né chi somministra il farmaco sa se il soggetto sta assumendo il principio attivo oppure un placebo) sono per la maggior parte farmaci appartenenti alla categoria degli antidepressivi. Un antidepressivo triciclico, la clomipramina (ad es. anafranil), è tra quelli maggiormente impiegati da molti anni.

Vengono poi utilizzati, in virtù di minori effetti collaterali, numerosi antidepressivi SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), come la sertralina (ad es. zoloft), la fluoxetina (ad es. prozac), la fluvoxamina (ad es. maveral, fevarin), la paroxetina (ad es. daparox, eutimil, seroxat, sereupin) ed il citalopram (elopram, seropram). Tali farmaci hanno lo scopo di ridurre la sintomatologia del DOC incrementando la concentrazione di serotonina.

Nell’arco di 12 mesi si osservano normalmente miglioramenti che vanno dal 20% al 40%. I farmaci psicoattivi hanno indubbiamente il vantaggio di essere sicuri e semplici da utilizzare, ma tuttavia presentano anche una serie di svantaggi: i miglioramenti sono infatti piuttosto limitati, e circa la metà dei pazienti che li impiega non mostra miglioramenti nella sintomatologia; inoltre necessitano di trattamenti prolungati per mantenere i risultati ottenuti e non sono esenti da effetti collaterali.

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale e il Disturbo del Disturbo Ossessivo-Compulsivo

I trattamenti psicoterapici di dimostrata efficacia sono invece notoriamente quelli della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT, Cognitive Behavioral Therapy). Essi si basano innanzitutto su una adeguata comprensione dei sintomi del DOC e sulle loro caratteristiche funzionali, piuttosto che sulla identificazione delle loro ipotetiche cause. Vengono identificati con estrema precisione innanzitutto i pensieri ed i comportamenti disadattivi che il paziente deve imparare a ridurre nella loro frequenza e ad indebolire.

Le linee guida internazionali e gli studi più accreditati sull’argomento nella letteratura internazionale identificano nelle tecniche cognitivo-comportamentali della “esposizione” e della “prevenzione della risposta” (sintetizzate nell’acronimo Erp), i “principi attivi” psicologici di dimostrata efficacia nel trattamento delle ossessioni-compulsioni, sebbene vadano inseriti nel contesto più ampio di trattamento della CBT. Non solo, ma suggeriscono, nei criteri di eccellenza nel trattamento del DOC, di impiegare i farmaci solo successivamente all’intervento psicologico (e non viceversa, come spesso accade, specie nel nostro paese), nell’eventualità che questo – per qualunque motivo – non produca gli effetti desiderati.

Diversi studi mostrano che a fine trattamento il 70-80% dei pazienti trattati con terapia cognitivo comportamentale ha una remissione significativa dei sintomi. A 5 anni di distanza dal trattamento, circa il 22% dei pazienti mostra una remissione pressoché completa dei sintomi, il 53% una remissione parziale, mentre il 25% circa mantiene invece a pieno il disturbo.

Molto rilevanti i percorsi di monitoraggio periodico e di prevenzione delle ricadute, poiché il DOC tende ad avere in molti casi un andamento cronico. Oggi si ritiene che la sua cronicità riguardi tuttavia una porzione inferiore di casi (in cui può esservi comunque una significativa riduzione sintomatologica), mentre vi sono forme giudicate invece “sporadiche e non ricorrenti” (circa il 10-14% dei casi), altre destinate ad evolvere in altri disturbi (specie i disturbi bipolari, in associazione con l’assunzione di sostanze) e forme in cui il DOC dipende espressamente da un disfunzionamento biologico (ad es. patologie autoimmuni).

I pazienti trattati con la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale mostrano in larga misura una significativa riduzione della sintomatologia, che tuttavia può ripresentarsi quando il soggetto è sottoposto a periodi particolarmente difficili o stressanti. Tuttavia, essendo la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale un processo educativo, prima che medico-curativo, in caso di ricomparsa – anche parziale – della sintomatologia, paziente e terapeuta riprendono le fila delle tecniche e delle strategie utili a far rientrare la sintomatologia nel più breve tempo possibile.

Trattamenti CBT di “terza generazione”

La CBT è per sua natura volta al progresso delle conoscenze ed al costante impulso al rinnovamento sulla base delle evidenze scientifiche. Per questo motivo le procedure terapeutiche vengono via via ad aggiungere elementi tecnici, relazionali, applicativi che possono migliorare sempre più l’efficacia del trattamento.

Di conseguenza negli ultimi anni si sono ampliati i contributi volti ad un sempre più articolato trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, al fine di aggiungere forza e novità al percorso trattamentale CBT. Tra queste vie vi sono quelle cosiddette di “terza generazione”, che hanno sviluppato strategie e tecniche metacognitive con l’intendimento di ampliare il ventaglio delle vie di modificazione dei convincimenti associati al DOC. 

Inoltre, questi percorsi – come quelli suggeriti dall’approccio ACT – intendono potenziare l’esperienza dell’esposizione (che resta il principio attivo cardine del trattamento), ma attraverso una profonda ricontestualizzazione del fenomeno ossessivo-compulsivo: la lotta al disturbo avviene non attraverso il titanico sforzo di prenderne il controllo (ennesima costrizione), ma verte sulla sua accettazione (non passiva, ma attiva) e sulla ricerca di quella flessibilità comportamentale mirata alla ricerca, consapevole, di una vita di qualità.

Dott. Emilio Franceschina, Psicologo Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale dell'Istituto Miller

Trattamento del DOC presso l'Istituto Miller

Pensi di soffrire di un Disturbo Ossessivo Compulsivo o hai bisogno di aiutare qualcuno che ti è caro? Gli Psicoterapeuti e i Medici dell'Istituto Miller affrontano questo tipo di problematiche da decenni, così come la Scuola di Psicoterapia del Miller forma i nuovi Professionisti per le prossime generazioni. Se vuoi un consiglio, puoi sfruttare il form di contatto sottostante, oppure mail o telefono dalla pagina dei contatti del Miller e scriverci due righe: saremo lieti di darti un consiglio o le informazioni di cui hai bisogno.

Form per richiesta di informazioni o contatto

Nome e Cognome(*)
Per piacere, scrivi Nome e Cognome

Telefono(*)
Valore non valido

E-mail(*)
Campo obbligatorio

Sono interessato a(*)

Campo obbligatorio

Il tuo messaggio(*)
Campo obbligatorio

Privacy(*)
Campo obbligatorio

Acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.L. 196/2003.

Antispam(*)
Antispam
Valore non valido

FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedin
Pin It

 

Istituto Miller - Istituto e Scuola di Psicologia e Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
P.IVA 03378710101 - Tel. +39 010 5707062 - Fax +39 010 8680904 - E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Built with HTML5 and CSS3 Copyright © 2014 Made In Magic, Web Agency Milano

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.