Stereotipo e influenza nelle questioni genere

Stereotipo e influenza nelle questioni genere - Immagine della campagna pubblicitaria #LikeAGirl di Always

Dott.ssa Annalisa Corbo - Psicologa e Psicoterapeuta
Dott.ssa Simona Adelaide Martini - Psicologa e Psicoterapeuta
Dott. Paolo Molino - Psicologo e Psicoterapeuta

Di cosa parliamo?

Stereòtipo [dal fr. stéréotype, comp. di stéréo- «stereo-» e -type «-tipo»] Modello convenzionale di atteggiamento, di discorso: ragionare per stereotipi.
In psicologia: opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni (corrisponde al francese cliché): giudicare, definire per stereotipi; In linguistica, locuzione o espressione fissatasi in una determinata forma e ripetuta quindi meccanicamente e banalizzata; luogo comune, frase fatta. Espressione, motto, detto proverbiale o singola parola nella quale si riflettono pregiudizi e opinioni negative con riferimento a gruppi sociali, etnici o professionali.
(Treccani)

Stereotipi e scorciatoie mentali

La scienza psicologica si occupa da tempo, e con diverse prospettive, di questo importante tema. In particolare la psicologia sociale, interessata ad individuare le dinamiche e i ruoli che gli stereotipi agiscono all’interno dei gruppi e negli scambi tra individui.

Lippmann, nel 1992, per primo introdusse questo concetto nelle scienze sociali affermando che il processo di conoscenza viene mediato da immagini mentali costruite in relazione alla recezione, percezione e conseguente interpretazione personale della realtà.

Gli stereotipi rappresentano schemi mentali e per questo sono considerati affini alle euristiche, che sono regole di ragionamento che rendono efficiente il pensiero “per scorciatoie” e aiutano nelle prese di decisione, nei processi di valutazione e giudizio e la risoluzione di problemi complessi o con dati incompleti.

Lo stereotipo è dunque una scorciatoia mentale usata per incasellare persone o cose in determinate categorie stabilite. Sono valutazioni rigide, inflessibili, che si riferiscono a concetti non appresi in modo diretto, ma mediati e filtrati dal senso comune.

Gioie e dolori del ragionamento per stereotipi

Stereotipi di genere - Immagine della campagna pubblicitaria #LikeAGirl "Emoji meno sessiste su Whatsapp", di AlwaysIl ragionamento per stereotipi nasce, quindi, da un meccanismo psicologico estremamente utile che è quello della categorizzazione della realtà: la semplificazione dell’enorme flusso di informazioni è una valida strategia cognitiva diffusa.

Categorizzare la realtà infatti permette alle persone di avere comportamenti tendenzialmente pertinenti ed adeguati in diverse situazioni, anche complesse e nuove.

Quando però la categorizzazione della realtà inizia ad estendersi a caratteristiche psicologiche e a qualità personali affidate del tutto arbitrariamente ad una determinata categoria, allora si comincia a parlare di stereotipi.

Gli stereotipi sono concezioni per loro natura errate, perché all’appartenenza sociale viene collegata una caratteristica personale in modo rigido ed universale a tutti gli appartenenti alla categoria presa in considerazione, indistintamente: non tengono conto delle differenze all’interno della stessa categoria, differenze che esistono sempre.

Di conseguenza, gli stereotipi stabiliscono anche nessi di causa ed effetto che poi risultano del tutto errati, e influiscono sulla percezione della realtà e sulla memoria. Le esperienze quotidiane sono “incasellate” in griglie di giudizio rigide e quindi, quando una persona vive un evento che conferma lo stereotipo, affiderà a tale evento una importanza di conferma, mentre quando si presenterà un evento che disconferma lo stereotipo, tenderà invece a valutarlo come “eccezione che conferma la regola”.

Inoltre troverà più facile ricordare eventi che confermano gli stereotipi piuttosto che quelli che li disconfermano.

Facciamo un esempio riguardante gli stereotipi di genere: questi affidano al genere maschile o femminile determinate caratteristiche psicologiche e personali che nella maggior parte dei casi sono arbitrarie e mutuate culturalmente. Uno degli stereotipi che sono più diffusi è quello secondo cui “le donne non sanno guidare”. Secondo il meccanismo descritto prima, quindi, chi si affida a tale stereotipo si ricorderà con più facilità un’esperienza in cui una donna ha guidato male rispetto al contrario che sarà vissuto, peraltro, come eccezione.

All’interno dei fenomeni della violenza di genere, le credenze e gli stereotipi culturalmente diffusi da un lato hanno rallentato il riconoscimento del fenomeno, dall’altro lo hanno alimentato. Pensiamo all’esempio dello stereotipo tanto diffuso, quanto falso, che l’aggressività sia un tratto tipicamente maschile quanto abbia rallentato il riconoscere come atto violento quello delle violenze familiari.

Pillola rossa vs pillola blu, “economia” vs “complessità”

Lo stereotipo è un modo economico di ragionare, dove economico viene usato qui con un’accezione negativa. Il problema è che la realtà e gli esseri umani sono complessi e multivariati, e lo stereotipo non è in grado contenere questa complessità.

La risultante è una gabbia che non riesce a fornire significati agli eventi e alle situazioni, in cui il rischio che avvenga un passaggio dallo stereotipo alla violenza è alto. La violenza diventa il mezzo attraverso il quale cancelliamo quello che esce dagli schemi confortevoli.

In questo senso è tutto legato: cultura, educazione, valori, pensiero critico. Perché una società dove c'è spazio solo per comodità urlate diventa molto velocemente una società violenta.

Le donne sono da sempre bersaglio di stereotipia.

Servirebbe un’intera enciclopedia per elencarne le motivazioni, ma si può sicuramente affermare che la violenza di genere svolge la funzione di apparente contenimento della diversità, del potenziale e della libertà di desiderare delle stesse donne oggetto di questo meccanismo psicosociale. Un tentativo di riaffermazione del pensiero rigido sottostante, a cui le donne cercano in qualche modo di sottrarsi.

Possiamo concludere affermando che il ragionamento per stereotipi funziona come i paraocchi per i cavalli: lascia spazio ad un unico, noto e rassicurante percorso (mentale), escludendo dalla visuale percorsi differenti, sfumature, paesaggi, elementi nuovi.

Un po’ come la pillola blu di "Matrix", che lascia la possibilità di continuare a vivere in un mondo illusorio, a differenza di quella rossa, che apre scenari nuovi e realtà fino a quel momento ignote.

La strada da intraprendere per uscire dal ragionamento stereotipato prevede scelte coraggiose. Poi c’è un lungo percorso costellato di dubbi, ripensamenti e tentativi di boicottamento dalla realtà che ci vuole allineati e incasellati. La meta è la libertà di pensiero e la capacità di pensiero critico.

Basta al "Come una femminuccia"!

La società Always (P&G), azienda di prodotti femminili, ha dato vita a una campagna pubblicitaria, "Like a Girl" (#LikeAGirl), divenuta virale sui social, in cui la documentarista Laureen Greenfield tenta un esperimento sociale: dare all’espressione “like a girl” (che ha sempre avuto l’accezione negativa di “come una femminuccia”) un significato di forza e femminile determinazione, e quindi una nuova e positiva accezione. Rewrite the rules! (Fonte: www.engage.it)

Il video della campagna pubblicitaria #LikeAGirl

 

Istituto Miller e la Violenza e Discriminazione di Genere

A proposito di stereotipi. Vi rimandiamo all'articolo della Dott.ssa Simona Adelaide Martini (Psicologa Psicoterapeuta) e del Dott. Paolo Molino (Psicologo Psicoterapeuta) in cui si parla sempre di stereotipo, ma trattantando nello specifico la Violenza e la Discriminazione di Genere. "Lo stereotipo del violento che ha subito violenza". Buona lettura.

locandina Master su Violenza e Discriminazione di Genere - Firenze 2018

Vi segnaliamo che l'Istituto Miller ha organizzato, con la direzione scientifica della dott.ssa Simona Adelaide Martini e del dott. Paolo Molino, il Master su Violenza e Discriminazione di Genere, per la sede di Firenze, da ottobre 2018.

Il Master su Violenza e Discriminazione di Genere fornirà strumenti di comprensione e di azione concreta grazie al contributo di professionisti di altissimo livello: sociologi, giornalisti, criminologi e psicoterapeuti daranno tutti il loro contributo ad una migliore comprensione per piantare un seme di cambiamento nella mentalità e nell'approccio a questo tipo di tematiche.

Altre informazioni sul Master su Violenza e Discriminazione di Genere

Ulteriori dettagli si possono trovare alla pagina generale sul Master su Violenza e Discriminazione di Genere, e anche alla pagina con il programma del Master su Violenza e Discriminazione di Genere.

Per informazioni legate a costi ed iscrizione rimandiamo alla pagina su iscrizione e costi del Master.

Per ogni altro dubbio o necessità vi invitiamo a prendere contatto con la nostra segreteria, per cui vi rimandiamo alla pagina dei contatti.

Tags: Violenza e discriminazione di genere

 

Istituto Miller - Istituto e Scuola di Psicologia e Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
P.IVA 03378710101 - Tel. +39 010 5707062 - Fax +39 010 8680904 - E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Built with HTML5 and CSS3 Copyright © 2014 Made In Magic, Web Agency Milano

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.