Rapporto tra malattia mentale e violenza domestica

Rapporto tra malattia mentale e violenza domestica

Elena Caberlin

Violenza domestica, fisica, sessuale e psicologica

La violenza domestica è un problema che affligge fin dall’antichità il genere umano. Un esempio si può ritrovare già in Sant'Agostino quando, nelle Confessioni, racconta che:

“[…] mia madre aveva imparato a non resistergli nei momenti di collera, non dico con atti, ma neppure a parole. […] Molte altre signore, pur sposate a uomini più miti del suo, portavano segni di percosse che ne sfiguravano addirittura l’aspetto, e nelle conversazioni tra amiche deploravano il comportamento dei mariti”.

Rapporto tra malattia mentale e violenza domesticaI dati dell’OMS dimostrano che il 35% delle donne di tutto il mondo subisce violenza (fisica, sessuale o psicologica) nel corso della vita e che questa, la maggior parte delle volte, è compiuta dal partner.

Il rapporto tra malattia mentale e violenza è bilaterale, cioè l’una può provocare l’altra e viceversa.

Lo sviluppo di malattie mentali nelle vittime di violenza

Studi internazionali hanno infatti dimostrato che le vittime di violenza possono sviluppare patologie mentali gravi e, secondo l’OMS, queste sono:

  • Disturbo acuto da stress;
  • Disturbo post-traumatico da stress;
  • Depressione;
  • Ansia;
  • Distress psicologico.

I disturbi citati, spesso, influenzano anche gli altri membri della famiglia, soprattutto se tra questi ci sono bambini e adolescenti. 

La violenza domestica provoca problemi di salute mentale?

Uno studio condotto dall’Università di Trieste e dalla Stanford University a Ponte nelle Alpi (Belluno) ha cercato di dimostrare come la violenza domestica provochi problematiche a livello di salute mentale.

Le donne prese in esame sono state avvicinate da medici del reparto di Medicina Generale e i dati raccolti dimostrano che una donna su dieci ha subito violenze fisiche e/o psicologiche e riporta conseguenze quali depressione, ansia, consumo di psicofarmaci e la credenza di avere una cattiva salute.

Rapporto tra malattia mentale e violenza domesticaLe vittime sono persone psicologicamente deboli, come donne in stato di gravidanza, divorziate e coloro che non hanno un lavoro stabile.

Lo studio del 2012 effettuato dal King’s College London’s Institute of Psychiatry consiste in una meta-analisi di 41 studi che osserva il rapporto che intercorre tra violenza domestica e disturbi mentali.

In questa meta analisi viene sottolineato che il rapporto tra malattie mentali e violenza è bilaterale. Ciò che, però, interessa agli studiosi è capire se i soggetti con patologie sono vittime più comuni di maltrattamenti rispetto a chi non presenta alcuna patologia.

L'esame di un ampio spettro di disturbi

La particolarità di questa indagine (a differenza di studi simili condotti in precedenza, ma basati solo sulla depressione) è quella di aver preso in esame un ampio spettro di disturbi, tenendo conto anche dei soprusi perpetuati nei confronti degli uomini.

Gli studiosi hanno considerato persone di ambo i sessi sopra i sedici anni d’età con disturbi certificati, basandosi su analisi svolte nel corso degli anni da altri medici.

I disturbi presi in esame sono depressione, distimia, ansia, disturbi da stress post traumatici, disturbo ossessivo compulsivo, disordini alimentari, disturbi della personalità, schizofrenia e disturbo bipolare. Su alcuni di questi le percentuali non sono precise, in quanto non esistono studi specifici a riguardo sui quali basarsi per avere dati certi.

I risultati della ricerca sembrano comunque confermare che gli individui che soffrono di disturbi mentali sono più soggetti alla violenza.

Basti pensare agli uomini e alle donne con disturbo bipolare che hanno una probabilità 8 volte maggiore di subire maltrattamenti; probabilità che rimane molto alta anche nel caso di disturbi post-traumatici da stress, ben 7 volte superiore a chi non ne è affetto, e per chi soffre di disturbi dell’alimentazione.

In ogni caso le percentuali risultano maggiori per quanto riguarda le donne piuttosto che gli uomini.

Le difficoltà di questa ricerca

La ricerca analizzata evidenzia alcune difficoltà nello studio di queste correlazioni. Il problema principale è dato dall’impossibilità di analizzare le cause specifiche di questo fenomeno perché i dati a disposizione sono insufficienti.

Un altro limite riguarda anche l’impossibilità di esaminare altri fattori quali l’età, la presenza di abusi nell’infanzia o l’assunzione di sostanze, dati che potrebbero influenzare i risultati ottenuti.

Un’ulteriore complicazione, infine, è data dalla reticenza che le vittime hanno nel parlare degli abusi: la paura e la vergogna possono essere fattori penalizzanti nel liberarsi da situazioni gravi.

Lo studio, quindi, suggerisce di integrare i dati raccolti con ulteriori studi per “verificare” se il ricovero preventivo dei malati possa essere utile per diminuire il rischio di violenza.

Bibliografia

Istituto Miller e la Violenza e Discriminazione di Genere

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Tags: Approfondimenti, Violenza e discriminazione di genere

 

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