Mindfulness Eating: mangiare con consapevolezza

 Mindfulness Eating: mangiare con consapevolezza

Mangiare Mindful

Mangiare mindful significa:

  • Fare scelte consce riguardanti il cibo
  • Sviluppare una consapevolezza dei segnali di sazietà vs pienezza
  • Comprendere la differenza tra fame fisica vs fame mentale
  • Mangiare in modo salutare in risposta a tali segnali interni.

Pur non essendoci una definizione universale, la Mindful Eating viene concettualizzata come: "l'essere consapevoli, nel momento presente, mentre si sta mangiando, prestando un'accurata attenzione all'effetto del cibo su tutti i cinque sensi (oltre al gusto, la vista, il tatto, l'olfatto e l'udito), e notando, infine, le sensazioni fisiche ed emotive riguardanti l'atto del mangiare".

Gli interventi di Mindful Eating sono efficaci nel ridurre l'alimentazione incontrollata (Binge Eating), l'alimentazione emotiva (Emotional Eating) e l'alimentazione in risposta a segnali esterni (comportamenti rilevanti che sono associati all'obesità).

La Mindful Eating assume un ruolo centrale nel modulare le abitudini alimentari e permette di affrontare le sfide più difficili come, per esempio, il controllo dell'assunzione di cibo.

In generale, è opportuno incoraggiare un approccio consapevole all'alimentazione, non solo per ridurre abitudini alimentari dannose per la salute, ma anche nell'ottica positiva di una migliore gestione del peso.

Gli allievi dell’Istituto Miller, in collaborazione con la Pasticceria "Stefania Mantero" di Genova, hanno avviato il Laboratorio di Mindful Eating.
Di seguito troverete alcuni dei loro elaborati assieme alla foto del dolcetto scelto.

Luana Lauretta e il cioccolatino a cuore

Laboratorio Mindfulness Eating: cioccolatino di Luana Lauretta Mi ha parlato dal primo istante, catturando la mia attenzione; la sua forma a cuore già racchiudeva ogni cosa, il mio fremente desiderio nel prenderlo in primis.

La sua forma così elegante, cinta da esili decori colorati, è risaltata dal rilievo degli stessi.
Il colore caldo del cioccolato si sposa delicatamente con quelli più pastello dei decori; il contrasto rende ancor più gradevole la visione del cioccolatino.

Prendendolo in mano, la durezza del cuoricino porta a supporre la croccantezza del cioccolato; già lo sto immaginando, immaginando mentre scrocchia tra i denti, per poi addensarsi in un'unica pasta con il contributo della saliva.

Già, ma dentro? Come sarà dentro, come sarà il suo ripieno? Me lo immagino di cioccolato denso... Sì, deve essere proprio così; cioccolato denso al latte, per contribuire a rendere coerente il cioccolato al latte del quale è fatta la parte esterna.

Decido di addentarne un pezzetto, un pezzetto soltanto perchè, oltre a non volerlo finire subito, non sono del tutto certa di cosa possa trovare al suo interno; preferisco essere cauta, prendere il mio tempo per capire, rendermene conto e valutare come agire successivamente.

Mi avvicino e mille idee e gusti di cosa possa essere al suo interno si sgomitano, talmente tante se ne presentano.

Addento. Ci siamo! Ma... no, no! Tutte le mie aspettative vengono infrante! Il mio morso non trova una consistenza densa all'interno, ma una soffice mousse mentre, nel contempo, tutta la struttura del cioccolato esterno si rompe in più parti! Ciò mi infastidisce, mi infastidisce tantissimo; non sopporto di dover dare più attenzione nel non far cadere nulla dalla mia mano e non poter, così, concentrarmi appieno sul gusto di quel che sto mangiando e che, di riflesso, tendo ad inghiottire velocemente, perdendo così l'attimo.

Mi sembra di aver sprecato una parte di quel piccolo tesoro. E non è finita qui! Quella mousse che non avevo minimamente contemplato come eventualità di ripieno, è alla fragola. E a me la fragola non fa impazzire. Quindi, ricapitolando, nello stesso istante mi ritrovo a cercare di non far cadere tutti i pezzetti di cioccolato per terra e realizzo che il ripieno è al gusto di fragola. "Noo, è fragola!" sussurro a me stessa.

Data la frammentaria condizione del cioccolatino, decido di mangiare il rimanente nella sua totalità, in un sol boccone; non dovendo più prestare attenzione ai pezzettini, inizio ad impastare la mousse alla fragola con la cioccolata e realizzo che la fragola, dandole più attenzione, non era poi così male; risaltava sulla cioccolata ed aveva punte ora di asprezza ed ora di dolcezza, in maniera alternata, come se fosse un'altalena: a seconda della sua oscillazione, prevaleva una nota di gusto molto diversa. Ed il suo essere così soffice, in onor del vero, era perfetto in relazione alla rigidità della cioccolata.

Anche l'ultima parte attraversa la mia lingua e mi rendo conto come il cioccolatino sia finito molto più velocemente di quanto credessi e volessi. Rimane autoritario il gusto della fragola ma, allo stesso tempo, delicato nella sua essenza.

Ripenso ancora al cioccolatino e suggerisco a me stessa che sarebbe stato più opportuno mangiarlo in un sol boccone fin dal principio, anche se avrei rimesso in termini di visione del cioccolatino, perchè avrei visto scomparire quella forma a cuore così bella, fine ed elegante e che tanto mi aveva colpita, in un solo istante.

Ho immediatamente recriminato ed accusato il ripieno di essere alla fragola ma, successivamente, mi sono resa conto che la dolcezza era ciò di cui avevo bisogno in quel momento.

Serena Borchetto e la ciambellina bianca

Laboratorio Mindfulness Eating: cioccolatino di Serena BorchettoDopo un’accurata osservazione e una forte indecisione ho dovuto fare una scelta molto sofferta, poiché tutti i cioccolatini mi attiravano pericolosamente! Ha avuto la meglio un cioccolatino a forma di ciambella: è bellissimo, ha una parte inferiore marroncina chiara di cioccolato al latte e una parte superiore bianca di cioccolato bianco che non vedo l’ora di mordere!

Me ne rendo conto a causa della salivazione che aumenta vertiginosamente; toccandolo sento la sua parte inferiore più ruvida, mentre quella superiore è meravigliosamente liscia: mi piace toccarla e sentire la sua rotondità che si accentua verso il centro della ciambella.

Inizio ad annusarlo e sento un odore pervasivo di cioccolato al latte, quell’odore tipico di cioccolato di pasticceria che in realtà non ho mai amato molto e che mi ricorda qualcosa, senza che riesca a capire cosa.

Mi provoca quasi sentimenti contrastanti: lo voglio o non lo voglio? Ma il mio dubbio svanisce subito quando torno a posare lo sguardo sulla parte bianca del cioccolatino: l’odore non mi interessa più. Ho solo voglia di morderlo!

Per cui lo avvicino alla bocca velocemente e lo mordo con voracità: ecco che la superficie dura e liscia esterna si rompe sotto alla pressione dei miei denti e con la lingua sento immediatamente il ripieno morbidissimo e così soffice che non mi fa dubitare: è panna!

Lo poso un attimo e lo ritorno a guardare, vorrei che questa mini-ciambella diventasse gigante per mangiarne di più!

Lo riprendo e lo riavvicino alla bocca per dargli un nuovo morso, più piccolo questa volta, per accertare che si tratti realmente di panna, ma il ripieno è talmente soffice che pare quasi inconsistente: è come se evaporasse! Allora decido di mangiare un pezzetto di parte inferiore di cioccolato al latte per riuscire ad assaporare meglio questo bianco ripieno candido come la neve: è decisamente panna ed è buonissimo!

A questo punto penso di mangiare velocemente tutta la parte di cioccolato al latte e un pochino anche di quella al cioccolato bianco per lasciare spazio al ripieno e potermelo gustare fino in fondo, è troppo buono per doverlo mischiare con altri gusti! All’ultimo morso mi rendo conto cosa mi ricorda quel cioccolato: le uova di Pasqua di cioccolato al latte che mi venivano regalate da bambina, e che provenivano dalla pasticceria che ho sempre adorato, anche se quel cioccolato non mi ha mai fatto impazzire; ma questo cioccolatino è favoloso!

Il Centro Clinico Disturbi della Nutrizione e il training di Mindfulness dell'Istituto Miller

Per maggiori informazioni è possibile contattare il Centro Clinico Disturbi della Nutrizione, Alimentazione e Obesità dell'Istituto Miller tramite la nostra pagina dei contatti.

Se siete curiosi di sperimentare le pratiche esperienziali Mindfulness, vi segnaliamo il Training di MIndfulness di Riduzione dello Stress in partenza il prossimo aprile.

Segnaliamo anche tre workshop firmati Istituto Miller legati al tema dei disturbi alimentari:

13 maggio 2018 - Istituto Miller di Genova - Dott. Giovanni Miselli
"Acceptance and commitment therapy per i disturbi alimentari"

9 giugno 2018 - Istituto Miller di Genova - Dott.ssa Marina Balbo
"Esperienze traumatiche e Disturbi del Comportamento Alimentare"

10 giugno 2018 - Istituto Miller di Genova - Dott.ssa Daniela Rebora, Dott.ssa Serena Rebora
"Sovrappeso/obesità nell'età evolutiva"

Istituto Miller e Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Istituto Miller, istituto di psicologia e psicoterapia cognitivo comportamentale, ha un'area clinica composta da numerosi Psicoterapeuti, ognuno dei quali con precipue specializzazioni per il trattamento di ogni tipologia di disturbo psicologico. Per avere informazioni di dettaglio, è possibile inviare un messaggio tramite il form sottostante, oppure tramite la nostra pagina dei contatti.


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Tags: Approfondimenti, Disturbi Alimentari, Mindfulness

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