Mental Training: come lavorare con i giovani atleti

Mental Training: come lavorare con i giovani atleti

Dott.ssa Greta del Taglia,
Dott.ssa Sara Merlo

L'allenamento mentale in relazione allo sport

Il Mental Training è un allenamento mentale finalizzato all'apprendimento e al perfezionamento di abilità legate all’attività sportiva.
Attraverso l'uso di tecniche e strategie mentali, l'atleta prende sempre maggiore consapevolezza dei propri processi psicologici e di come questi possano incidere positivamente, o negativamente, sulla qualità dell'attività sportiva.

La programmazione di un Mental Training rivolto a giovani atleti richiede conoscenze specifiche. È importante conoscere le differenze di genere, e le diverse fasi di sviluppo dell'atleta (in particolare, infanzia, pre-adolescenza e adolescenza).

Un Mental Training rivolto a gruppi di giovani atleti deve consistere in programmi personalizzati con attività di apprendimento diversificate.

Per personalizzare e rendere migliori i programmi di Mental Training rivolti a giovani sportivi, è utile conoscere le caratteristiche peculiari di ogni fase di sviluppo (infanzia, pre-adolescenza e adolescenza), tenendo conto delle diverse fasi evolutive e delle differenze di genere, per garantire la qualità dei servizi erogati dai professionisti.

L'età può essere un criterio per suddividere gli atleti in un primo momento, ma poi è utile notare le differenze a livello di sviluppo fisico, cognitivo, sociale ed emotivo, perché ogni atleta si sviluppa con una propria personale velocità.

Infanzia

Durante l'infanzia, dai 6 agli 11 anni, i bambini tendono a ricercare l’approvazione e a dare molta importanza al legame con i genitori e gli adulti significativi.

Lo psicologo sportivo o il coach devono aiutare i bambini a differenziare le varie figure di riferimento (genitore – allenatore - psicologo) per evitare di creare dipendenza o confusione di ruoli.

In questo periodo i bambini cercano di stabilire legami d'amicizia con i pari, in particolare con i coetanei del loro stesso sesso. Per aumentare la coesione del gruppo e promuovere la comunicazione, lo psicologo sportivo dovrà tener conto di alcune differenze di genere: spesso, le bambine creano gruppi sulla base dell'aspetto, mentre i bambini si basano più sull'abilità fisica.

Nello sviluppo del Sé, durante l'infanzia, i giovani atleti valutano il proprio valore e la propria autostima sulla base di un ridotto numero di fonti d'informazione, e da un punto di vista globale; per loro risulta ancora difficile distinguere fra impegno, fortuna e abilità.
Nel complesso, sono sensibili e consapevoli delle emozioni altrui, ma hanno ancora difficoltà a pensare in modo astratto e a considerare le conseguenze a lungo termine.

Il compito dello psicologo dello sport o del coach è quello di aumentare le abilità cognitivo-emotive informando in modo ripetitivo e sistematico i giocatori di come ogni loro azione abbia conseguenze sia a breve che a lungo-termine, sia negli allenamenti che nelle partite, sia dentro che fuori dal campo.

I bambini, in questa fase di sviluppo, comprendono il concetto di uguaglianza e di correttezza, e si rendono conto che, se alcune regole del gioco non vengono rispettate, possono creare confusione e conflitti.

Le femmine sono più sensibili a livello emotivo e dimostrano maggiore supporto e collaborazione; i maschi tendono ad assumere comportamenti rumorosi e partecipano al gioco in modo aggressivo.

Preadolescenza

Mental Training: come lavorare con i giovani atleti - Infanzia & Preadolescenza

La preadolescenza, dai 10 ai 14 anni, è caratterizzata dalla pubertà, vi sono cambiamenti emotivi con oscillazioni dell'umore, un aumentato interesse verso i pari, una maggiore capacità di pensiero astratto e la capacità di considerare alternative e conseguenze.

Rispetto ai bambini più piccoli, gli atleti preadolescenti possono essere coinvolti nelle decisioni del gruppo sportivo. Lo psicologo sportivo può evidenziare questo nuovo traguardo evolutivo attraverso domande di “scoperta guidata” e attività che permetteranno ai ragazzi di trovare da soli le loro risposte.

Nel complesso, i ragazzi a questo livello di sviluppo, potranno comprendere il razionale dietro alle attività del Mental Training, e come questa attività possa facilitare positivamente lo sport e la performance.

Ciò nonostante, gli atleti più giovani potrebbero non comprendere ancora il significato delle strategie mentali (mental skills), il self-talk (dialogo interno), mentre altri concetti potrebbero essere più complicati da comprendere rispetto al goal-setting (formulazione degli obiettivi) e all'imagery (tecniche immaginative).

Per quanto riguarda lo sviluppo del Sé, gli atleti iniziano a costruire la loro identità, dimostrando un modo coerente di affermare e descrivere se stessi.
Anche per quanto concerne l'autostima, sono maggiori le fonti cui attingere per valutare le proprie competenze; tuttavia, l'autostima è ancora vulnerabile e influenzata da valutazioni esterne, specialmente derivanti dai coetanei.

Durante la pre-adolescenza, le ragazze tendono ad avere una bassa autostima rispetto ai ragazzi. Questa differenza di genere potrebbe dipendere dall'aumento dell'insoddisfazione per la forma corporea, legata ai precoci cambiamenti fisici e ormonali della pubertà. Queste differenze di genere, a livello di valore personale e di autostima, hanno inizio durante la preadolescenza, ma tendono a persistere anche in età adolescenziale.

Adolescenza

La maggior parte dei clienti sportivi che richiedono un Mental Training si trova nel pieno dell'età adolescenziale, tra i 15-17 anni d'età.

In questa fase di sviluppo, gli atleti sono fisicamente e sessualmente sviluppati, capaci di esprimere i loro sentimenti, capaci di pensiero astratto, possono riflettere su tematiche sociali e morali, ed iniziano ad essere sempre più indipendenti.

Insieme al bisogno di padroneggiare lo sport da loro praticato, questi atleti cercano di comportarsi in modo sempre più autonomo. Ecco perché sono inclini a collaborare nei processi decisionali, e a loro agio nell'esprimere pensieri diversi da quelli dei loro allenatori, e dei loro genitori.

Il professionista della psicologia dello sport dovrebbe considerare molteplici modalità per coinvolgere gli atleti nelle riunioni della squadra, offrendo alternative per ciò che riguarda le sessioni e i metodi di allenamento.

In questa fascia d'età, è possibile applicare un esercizio in immaginazione, il “Come se”, per permettere ai giovani sportivi di visualizzare risultati futuri e aiutarli a sentirsi maggiormente coinvolti nell'esperienza sportiva dal punto di vista mentale; soprattutto, se vi è il desiderio di continuare a praticare lo sport a livello agonistico.

Insieme al loro bisogno di autonomia, vi è un aumento dell'importanza attribuita ai pari e alle relazioni sociali. Tuttavia, ci sono differenze di genere: le ragazze instaurano, di solito, rapporti stretti e profondi, relazioni caratterizzate da un più alto grado di intimità rispetto ai ragazzi.

Quindi, nel lavoro con gruppi di adolescenti femmine, lo psicologo dello sport dovrà fare attenzione a riconoscere e tener conto della forte importanza attribuita alle relazioni sociali e come queste ultime potrebbero impattare sul singolo atleta e sull’intero gruppo sportivo.

Infine, il periodo adolescenziale è caratterizzato da una maggiore comprensione di specifici e molteplici aree del sé, accurate descrizioni di sé, la costruzione di possibili sé futuri, e un maggiore autocontrollo. In ogni caso, è importante ricordare che uno sviluppo positivo del sé non è automatico, ma è il risultato di esperienze familiari, sociali, ambientali e culturali.

Come lavorare con i giovani atleti

L’offerta di un servizio psicologico di Mental Training per giovani sportivi richiede adattamenti: rispetto ad un Mental Training per adulti, vi sono numerose differenze riscontrate a livello evolutivo, ma anche all’interno degli stessi stadi di sviluppo ci possono essere differenze da un individuo all’altro.

Quindi, quando si lavora con i giovani è necessario utilizzare alcuni accorgimenti.

Stabilire gli obiettivi di un Mental Training

Mental Training: come lavorare con i giovani atleti - obiettivi

Gli obiettivi di un programma di Mental Training sono fondamentali per offrire un buon servizio psicologico.

Per i gruppi di giovani sportivi si tratta di fornire: un approccio alla performance e un approccio alle life-skills.

L’approccio alla performance si focalizza sulla costruzione di strategie mentali per sostenere l’atleta a praticare nel miglior modo possibile l’attività sportiva.

L’approccio alle life skills si focalizza principalmente sullo sviluppo globale del giovane, proponendo atteggiamenti positivi riguardanti lo sport, il divertimento e lo svago. In questo modo, il giovane potrà utilizzare le abilità mentali acquisite attraverso lo sport per fronteggiare altre aree (area scolastica e sociale).

Gruppi sportivi a livello dilettantistico in età infantile e preadolescenziale potrebbero preferire un approccio orientato alle life-skills; nei gruppi di giovani adolescenti, invece, dove si attribuisce maggiore importanza alla tecnica sportiva e al risultato, è più indicato un approccio orientato alla performance.

Questi approcci possono essere, perciò, adottati in base ai bisogni e agli obiettivi della squadra.

Quale qualifica scegliere?

Gli adulti che lavorano con questa giovane clientela sportiva potrebbero non sapere con quale titolo presentarsi: come coaches o come psicologi dello sport?

L’uso del titolo di “Dottore” potrebbe risultare troppo formale, anche se garanzia di rispetto e professionalità; molti preferiscono termini informali come il proprio nome di battesimo o il termine “Coach”.

Qualsiasi sia il termine utilizzato, è necessario ci sia correttezza e rispetto sia da parte dell’adulto sia da parte dei giovani.

Quale il linguaggio da usare?

Tenendo conto che i bambini sono principalmente pensatori concreti, rispetto ai giovani pre-adolescenti e adolescenti, avranno bisogno di informazioni riguardanti i metodi di allenamento, il lavoro di squadra, o modi chiari e semplici per gestire l’ansia prima della partita.

Ad esempio, durante l’apprendimento di strategie mentali legate all’attività sportiva, le parole utilizzate dovranno essere brevi e semplici suggerimenti.

Durante le riunioni di squadra verranno usate parole concrete per descrivere come appare e come si sente il gruppo. Far comprendere, quindi, ai giovani atleti che parole come “condividere”, “aiutare” e “tifare” sono tutte utili per aumentare la coesione di gruppo.

Con i giovani è meglio non usare i tecnicismi come, “aumentato arousal”, ma “eccitato”, “energico”. Questi adattamenti permetteranno agli atleti di comprendere i concetti psicologici dello sport.

Questo aiuterà anche a migliorare le loro attività sportive in modo autonomo e dinamico.

Bullismo e pressione da parte dei coetanei

Come già accennato in precedenza, l’adolescenza è caratterizzata dall’interesse per i pari e le relazioni sociali. Infatti, gli adolescenti sono particolarmente suggestionabili e possono trovarsi a disagio nel prendere parte alle discussioni di gruppo, in tal caso, di gruppo sportivo.

Creare dei piccoli gruppi all’interno della squadra può ridurre la percezione di sentirsi minacciati e sopraffatti dalla maggioranza.
Inoltre, per aumentare il coinvolgimento dei giovani e lo spirito di squadra, si può suggerire loro di scrivere i loro pensieri prima di condividerli con il gruppo durante le riunioni, o mettere per iscritto le loro idee che poi saranno condivise in forma anonima dallo psicologo o dal coach.

In questa fase di sviluppo sociale ed emotivo, è importante saper prevenire possibili conflitti e lavorare in modo attivo per creare un ambiente sicuro e protetto per tutti i componenti.

Per esempio, la creazione di piccoli gruppi può aiutare a favorire le discussioni della squadra, gestire in modo migliore gli eventuali conflitti e ostilità.

È fondamentale seguire, osservare e controllare ogni gruppo per monitorarne le dinamiche.

Intervenire in modo equo: stabilire e mantenere i confini

Lo psicologo sportivo o il coach dovranno stabilire dei confini, senza avere preferenze o fare favoritismi. Spesso le intenzioni del coach possono essere interpretate erroneamente ed essere oggetto di preoccupazioni da parte dei componenti del gruppo sportivo.

Quindi, il professionista deve cercare di stabilire dei limiti e di mantenerli con ogni membro del gruppo. In tal modo, sarà possibile intervenire e trattare tutti gli atleti in modo obiettivo, e il professionista verrà percepito come un supporto sicuro e imparziale.

Le attività di un Mental Training rivolto a gruppi di giovani sportivi

Mental Skills

Imagery
  • Infanzia - Fornire i giovani atleti di un oggetto associato al loro sport (ad esempio il pallone). Si fa tenere in mano l'oggetto e si suggerisce di visualizzarlo da diverse angolazioni (forma, colore, e altre sensazioni tattili legate all'oggetto).
  • Preadolescenza - Utilizzare esercizi in immaginazione: prima far immaginare un'azione ad occhi chiusi; una volta che questa immagine viene visualizzata mentalmente, sarà possibile aprire gli occhi e vedere l'immagine in movimento di fronte a sé.
  • Adolescenza - Scrivere e immaginare una sequenza di una futura partita. Focalizzarsi su immagini vivide che rappresentino una performance di successo.
Self-Talk
  • Infanzia - Programmare un brainstorming di idee per selezionare le performance corrette e quelle scadenti. Far sì che il gruppo associ un'emozione ad ogni azione utilizzando le faccine (smileys).
  • Preadolescenza - Utilizzare il role-playing per identificare il tipo di risposta ad ogni risultato sportivo; assicurarsi che questa risposta sia il più adattiva possibile.
  • Adolescenza - Usare una lavagna bianca per elencare varie dinamiche che scaturiscono durante l'attività sportiva e commentarle con il gruppo.
Rilassamento
  • Infanzia - Usare gli spaghetti cotti per descrivere i muscoli in fase di rilassamento, e gli spaghetti crudi per rappresentare i muscoli in fase di contrazione.
  • Preadolescenza -  Usare una pallina anti-stress o una spugna per dimostrare la differenza tra tensione e rilassamento.
  • Adolescenza - Insegnare la respirazione profonda, oltre a strategie come il rilassamento muscolare progressivo, il training autogeno e il bio-feedback.
Concentrazione
  • Infanzia - Lasciare che i piccoli atleti si raccolgano in gruppo o si suddividano in piccoli gruppi in base al loro ruolo. Creare un pattern di movimenti ripetitivi con un pallone. Questo pattern verrà interrotto dall'introduzione di un secondo pallone, oggetto di distrazione per aumentare la concentrazione e affinare la performance.
  • Preadolescenza - Fare un gioco di memoria con le carte; Scaricare applicazioni per allenare la mente (CogniFit Brain Training).
  • Adolescenza - Durante un allenamento o una partita, si introducono degli elementi di distrazione in modo da limitare e ritardare i tempi di esecuzione di ciascun giocatore. Questo esercizio permette di concentrarsi sulle strategie rilevanti (orientate all'obiettivo tralasciando elementi di disturbo. Usare una griglia dove vengono trascritti i tempi e la qualità delle performance degli atleti.

Bibliografia

Visek, Harris, Blom. Mental Training with Youth Sport Teams: Developmental Considerations & Best Practice Recommendations. 2014. J Sport Psychol Action.

Istituto Miller e il Mental Training per gli atleti

Hai gare alle porte? Ti piacerebbe essere preparato mentalmente?

L'Istituto Miller mette a disposizione percorsi intensivi di Mental Training personalizzato e adatto a tutte le discipline sportive.

Il percorso permette di migliorare la performance e il benessere psicofisico attraverso:

  • Incremento della motivazione;
  • Gestione emotiva;
  • Dialogo interno;
  • Definizione di obiettivi;
  • Visualizzazione;
  • Autostima ed autoefficacia;
  • Attenzione e concentrazione;
  • Resilienza

Il percorso intensivo di Mental Training

Il percorso intensivo di MT prevede un ciclo di colloqui con lo psicologo (2 sedute alla settima) con percorso settimanale o quindicinale.

Modalità possibili

  • In studio;
  • Via Skype;
  • Blended (Misto).

Per prendere un appuntamento o avere maggiori informazioni rimandiamo alla pagina dei contatti.

Tags: Approfondimenti, Età Evolutiva, Psicologia dello sport

 

Istituto Miller - Istituto di Psicologia
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

P.IVA 03378710101 - Tel. +39 010 5707062 - E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

© 2014-2018 All rights reserved - Realizzazione sito Web di Made In Magic, Web Agency Milano