Mansplaining e discriminazione di genere

Effetto Mansplaining e la discriminazione di genere

Dott. Paolo Molino - Piscologo Psicoterapeuta
in collaborazione con la
Dott.ssa Simona Adelaide Martini – Psicologa Psicoterapeuta

Quando gli uomini spiegano l'ovvio a una donna

Parlando di violenza verso le donne, tra le forme più sottili, ed in voga, c’è il mansplaining, ovvero quando gli uomini spiegano alle donne qualcosa e lo fanno in modo paternalistico come se lo stessero spiegando a una bambina di 7 anni.

Il termine "mansplaimaning" venne coniato nel 2008 dalla giornalista Rebecca Solnit, protagonista di una discussione online a partire da un suo articolo dove si citava un episodio eclatante di mansplaining, nel quale un celebre Lui le diceva: «Ho saputo che hai scritto un paio di libri».
Lei, che allora, nel 2003, ne aveva scritti sei, rispose: «Ne ho scritti diversi, in verità».
Poi lui le chiese di cosa parlavano – «nel modo in cui incoraggi il figlio di un tuo amico che ha 7 anni a parlare di come suona il flauto» – e lei gli rispose citando River of Shadows, il suo libro sul fotografo Eadweard Muybridge, che all’epoca era uscito da poco.
Sentendo il nome di Muybridge, l’uomo la interruppe per chiederle se aveva sentito parlare dell’importante libro su di lui che era appena stato pubblicato: senza saperlo stava citando proprio il libro di Solnit – che non aveva letto – non potendo pensare che lei ne fosse l’autrice.

Mansplaining e l'esclusione delle donne

Mansplaining sul posto di lavoroIl fenomeno del mansplaining è sempre problematico perché implica la non esistenza dell’altro in quanto altro, e lo è specialmente sui luoghi di lavoro quando porta all’esclusione delle donne dai processi decisionali perché reputate non all’altezza, o addirittura incompetenti.

Credo si possa dire che è lo step successivo al sessismo, e l’evoluzione necessaria dal momento che le donne possono fare sostanzialmente qualunque tipo di lavoro che fino a non molto tempo fa era prerogativa maschile: vigile del fuoco, poliziotta, meccanico, ingegnere, e così via.

Si tratta, quindi, di una non accettazione del nuovo (si fa per dire) status delle donne.

È chiaro che non si dovrebbe pesare che sia nuovo, ma è il dato di realtà, ed il mansplaining è uno dei tanti modi per ignorare questo dato di realtà.

Violenza, esclusione e discriminazione delle donne

Come per molti altri tipi di violenza, esclusione, discriminazione, non sempre c’è il dolo da parte dell’uomo: quello che sicuramente manca è la consapevolezza e il coraggio di guardarla.

Se sto insegnando qualcosa ad una donna perché deve essere diverso da quando lo insegno o spiego ad un uomo?

Possiamo senz’altro notare una cosa: rispetto al passato la discriminazione verso le donne è molto più sottile. In Italia per esempio le donne non potevano votare fino al marzo del 1946. I movimenti delle suffragette risalgono a molto prima, ma non mi dilungherò qui a fare un analisi Paese per Paese.

Possiamo domandarci oggi quale sia la percentuale di donne nella politica. È circa al 30%.

E quando donne sono state elette a cariche dello Stato importanti (ad esempio Laura Boldrini), il loro essere donna è stato l’unico argomento usato contro di loro (beceramente, ricordo la bambola gonfiabile di Salvini).

Il video sul mansplaining di Paula Stone

Per tornare al mansplaining, si può affermare che si tratta della manifestazione evidente di un pensiero strisciante che parla della disuguaglianza tra uomo e donna. Della battaglia costante che le donne si trovano a combattere, e di quello che dice Paula Stone in un video molto popolare: “potremmo avere l'uguaglianza, ma l’equità è lontana”.

Il video è molto chiaro perché Paula, che ha fatto un cambiamento di sesso da maschio a femmina, può parlare conoscendo entrambi i punti di vista, e in pochi minuti ci fa capire cosa voglia dire mansplaining, e cosa viva chi lo subisce.

L’equità è fatta di atteggiamenti, di poter dire la propria senza doversi scusare, di non dover studiare 4 volte più di un uomo per essere intitolate alla propria opinione, di non dover lavorare più ore per meno stipendio.

Quello che sto cercando di dire è che quelli di cui parliamo sono tutti fenomeni collegati e che creano alla donna unulteriore fatica a vivere nella società.

Aggiungo che quello che finora manca nella società e nell’accademia è proprio una visione a tutto tondo del fenomeno della discriminazione delle donne e della violenza su di loro, che non può e non deve essere portata avanti solo dal movimento femminista.

Video di Paula Stone, attivista e donna transgender. Estratto dal video di TED (Technology Entertainment Design), sottotitolato dalla pagina facebook "FREEDA".

Istituto Miller e la Violenza e Discriminazione di Genere

locandina Master su Violenza e Discriminazione di Genere - Firenze 2019

Vi segnaliamo che l'Istituto Miller ha organizzato, con la direzione scientifica della dott.ssa Simona Adelaide Martini e del dott. Paolo Molino, il Master su Violenza e Discriminazione di Genere, per la sede di Firenze, da febbraio 2019.

Il Master su Violenza e Discriminazione di Genere fornirà strumenti di comprensione e di azione concreta grazie al contributo di professionisti di altissimo livello: sociologi, giornalisti, criminologi e psicoterapeuti daranno tutti il loro contributo ad una migliore comprensione per piantare un seme di cambiamento nella mentalità e nell'approccio a questo tipo di tematiche.

Altre informazioni sul Master su Violenza e Discriminazione di Genere

Ulteriori dettagli si possono trovare alla pagina generale sul Master su Violenza e Discriminazione di Genere, e anche alla pagina con il programma del Master su Violenza e Discriminazione di Genere.

Per informazioni legate a costi ed iscrizione rimandiamo alla pagina su iscrizione e costi del Master.

Per ogni altro dubbio o necessità vi invitiamo a prendere contatto con la nostra segreteria, per cui vi rimandiamo alla pagina dei contatti.

Tags: Approfondimenti, Violenza e discriminazione di genere

 

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