La Sindrome di Munchausen via Internet

La Sindrome di Munchausen via Internet

Asya Alexandra Zanuso

La Sindrome di Munchausen o Disturbo Fittizio

La Sindrome di Munchausen, definita più specificamente come Disturbo Fittizio, comporta la simulazione o la produzione di sintomi psicologici o fisici senza alcuna apparente motivazione reale.

Nell’articolo “Munchausen by Internet: Current Research and Future Directions” del 2012 (articolo pubblicato nel “Journal of Medical Internet Research” da Andy Pulman e Jacqui Taylor) si analizza una nuova modalità di tale disturbo che risponde alla contemporaneità e allo sviluppo tecnologico: la Sindrome di Munchausen via Internet.

I ricercatori hanno svolto una rassegna del materiale disponibile (review) per comprendere la definizione, indagare le possibili motivazioni sottostanti e valutare gli effetti della sindrome, suggerendo le possibili modalità di identificazione del disturbo e le possibili direzioni per le future ricerche.

Il disturbo della Sindrome di Munchausen via Internet

La Sindrome di Munchausen via Internet è stata definita e riconosciuta per la prima volta da Marc Feldman nel 2000 ed è attualmente identificata nel caso in cui un individuo, sano dal punto di vista medico, simula sintomi drammatici e che possono essere fatali in contesti virtuali.

La grande innovazione rispetto alla Sindrome di Munchausen classica (o Disturbo Fittizio) è l’ambiente in cui il disturbo si esprime, la Rete.

Internet ha rivoluzionato il mondo, anche in ambito sanitario, e presenta molte possibilità, dalla “autodiagnosi”, approssimativa, alle opportunità di consulenze e supporto. Purtroppo non sempre tali possibilità vengono utilizzate in maniera positiva e benevola.

Nel caso specifico di tale Sindrome, il Web permette ai soggetti di fingere sintomi senza nessuna necessità di mettere in gioco la propria presenza reale, superando i limiti spaziali.

Le marionette (Sock Puppet)

L’eliminazione della dimensione temporale lascia ancora più controllo nelle mani dei soggetti “malati”. Su tale sfondo di possibilità avviene la creazione online delle cosiddette “marionette” (sock puppet), idealizzate dagli autori e idealizzabili dai lettori.

Tali identità “virtuali” consentono molto facilmente la simulazione, anche con un basso livello di conseguenze per se stessi.
Spesso le identità create sono molteplici, complesse e malleabili; talvolta supportano l’identità centrale (come potrebbero fare dei parenti), mentre altre volte sono sconnesse e distribuite nelle circostanze più disparate.

I gruppi di sostegno online

La Sindrome di Munchausen via Internet Le condizioni specifiche in cui questi individui agiscono maggiormente sono i gruppi di sostegno online.
Tali gruppi hanno lo scopo di facilitare lo scambio e l'attivazione di risorse, in individui con problematiche e tematiche comuni; in tal modo viene alleggerito il vissuto individuale e si promuove la costruzione di strategie comuni per la risoluzione delle difficoltà sperimentate.

Il gruppo di sostegno online, per molti partecipanti, rappresenta uno spazio condiviso e molto intimo, quindi l’intrusione di un soggetto simulatore (troll), e la sua scoperta, hanno in tale contesto effetti devastanti.

A essere tradita è la percezione di sicurezza e di certezza rispetto al futuro, ovvero la fiducia, un sentimento chiave e cuore dell’utilità e dell’unità del gruppo.

La distruzione della fiducia porta alla creazione di emozioni opposte e negative quali scetticismo, risentimento, paura e rabbia; poiché il coinvolgimento emotivo in tali ambiti è generalmente molto forte, e conseguentemente anche i vissuti negativi acquisiscono una notevole e rilevante importanza.

Dal punto di vista pratico del contesto gruppale, sono documentate scissioni e litigi che possono esacerbare fino alla distruzione della comunità stessa.

Le motivazioni

La Sindrome di Munchausen via Internet Le motivazioni indagate ed ipotizzate nell’articolo sono di vario tipo e sono differenziate in base al punto di vista da cui si tenta di analizzare l’individuo.

Da una prospettiva sociale si afferma che i fattori che favoriscono la Sindrome di Munchausen via Internet sono le caratteristiche intrinseche della Rete stessa (si fa riferimento alla “Teoria della disinibizione”), ovvero: la mancanza di feedback, l’anonimato dell’individuo e l’anonimato dei soggetti che leggeranno il materiale. Queste caratteristiche permettono di provare un minore senso di colpa e/o di responsabilità, togliendo le inibizioni presenti nella vita reale.

A tutto ciò si può aggiungere la considerazione che i lettori possono essere considerati come appartenenti a un altro gruppo “out-group” al quale, secondo vari studi, è molto più facile mentire.

Da un punto di vista identitario e di autopresentazione è possibile analizzare il Modello Iperpersonale.
Secondo tale modello, le persone con la Sindrome di Munchausen via Internet presentano un profilo di sé “perfetto” ed idealizzato, un profilo che viene accettato dai riceventi come vero.

Internet agirebbe in tal caso su tutte e due le parti comunicative, favorendo il processo. I lettori, ricevendo pochi dettagli, tendono a creare una rappresentazione idealizzata. Le informazioni del profilo non sono mai unite ad input visivi o audio (attraverso tali input invece si potrebbe avere una migliore contestualizzazione ed interpretazione) e inoltre l’autore può scegliere consapevolmente cosa presentare, ottimizzando i risultati.

Per quanto riguarda l’autostima di questi soggetti si immagina che sia tendenzialmente bassa poiché, in vari studi, è stata ampiamente dimostrata la correlazione inversa tra l’autostima e la ricerca di popolarità. Nella ricerca di attenzione, dunque, vi sarebbe il fine di aumentare il proprio valore percepito.

Per concludere, una forte spinta motivazionale è la ricerca del piacere che può essere considerato come piacere intrapersonale (per sé, nel provocare danno ad altri), ovvero sadismo, o interpersonale, nell’interagire con altri, ricevendo attenzione.

Identificazione

Feldman, in un'altra pubblicazione ripresa dagli autori, suggerisce alcuni metodi per identificare tali individui, nonostante sia molto difficile, basandosi su piccoli dettagli e osservazioni per lungo tempo.

Tali particolarità possono sembrare insignificanti se prese singolarmente ma, se vengono unite, possono aiutare a scoprire in modo inequivocabile un profilo falso e/o simulato.

Tra queste particolarità possiamo trovare: presenza di materiale duplicato sulla pagina, caratteristiche caricaturali dell’identità, descrizioni di situazioni quasi fatali o miracolose e/o continui eventi drammatici, presenza di altri profili con lo stesso stile di scrittura che supportano l’identità centrale, affermazioni palesemente false o pesanti che vengono in seguito contraddette.

Nel caso in cui si tenti di smascherare l’impostore, se si tratta di Sindrome di Munchausen via Internet, la persona inizialmente dichiara di essere innocente e accusa di essere maltrattato per poi scomparire senza lasciare tracce (è molto difficile, ma non impossibile, riuscire a perseguire i soggetti).

Conclusioni e consigli per i gruppi

Nelle conclusioni dell’articolo sono inseriti alcuni consigli per i gruppi di sostegno quali:

  • Creazione di gruppi più privati che, nonostante vedano un numero minore di opinioni per il confronto, assicurino maggiore sicurezza;
  • Attenzione e scetticismo nell’uso dell’empatia, per non rischiare di vivere dopo tali eventi conseguenze emotive disastrose;
  • Identificazione di un “guardiano”, e cioè un utente particolarmente attento e abile nello scovare i simulatori.

La Sindrome di Munchausen via Internet sembra essere sempre più diffusa e, come evidenziato, presenta vari rischi con delle conseguenze potenzialmente negative.

È necessario, a seguito di future ricerche specifiche, poter identificare e rendere possibile il riconoscimento di tale sindrome nei manuali diagnostici internazionali per i disturbi psicologici (ICD, DSM).

Le informazioni attuali sul disturbo, comunque, sono poche e frammentate; i ricercatori, quindi, consigliano di svolgere ricerche inizialmente qualitative (QCA, Qualitative Content Analysis) sui contenuti manifesti e latenti delle pubblicazioni in Internet per differenziare le eventuali tipologie di disturbo e/o definirne i criteri.

Bibliografia

https://www.researchgate.net/publication/230722066_Munchausen_by_Internet_Current_Research_and_Future_Directions#pf8

Feldman, M. D. (2000). Munchausen by Internet: detecting factitious illness and crisis on the Internet. Southern medical journal, 93(7), 669-672.

Tags: Approfondimenti, Sindrome di Munchausen

 

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