L’influenza della luce solare sull’ADHD: la fototerapia

L’influenza della luce solare sull’ADHD e la terapia della luce contro la depressione e i disturbi del sonno

Maria Rebellato

Un interessante studio a cura di alcuni ricercatori olandesi (Martijn Arns e colleghi), pubblicato nella nota rivista “Biological Psychiatry” nel 2013 ha indagato la correlazione tra una variabile metereologica, l’intensità della luce solare (SI, misurata in kW/mq/day), e una variabile psicologica quale è il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD).

Il disturbo ADHD si caratterizza, come è noto, per la difficoltà di attenzione e concentrazione, per l’incapacità di controllo degli impulsi e del livello di attività ed è classificato principalmente come un deficit evolutivo dell’autocontrollo. La ricerca ha preso in esame 49 stati degli USA e 9 Paesi non statunitensi (tra cui Spagna e Messico) ed è risultato che nelle aree geografiche maggiormente soleggiate, il rischio statistico di sviluppare l’ADHD era nettamente inferiore rispetto alle aree più “buie”. L’effetto protettivo del sole rappresentava infatti il 34-57% della varianza nella prevalenza di ADHD.

Differenze epidemiologiche nell’ADHD a seconda dell’intensità della luce solare

I dati confermano quanto detto, infatti, negli Stati Uniti, negli stati del sud-ovest e dell’ovest, ovvero l’Arizona, la California, il Colorado, il Nevada, il New Mexico e lo Utah che sono considerati i più soleggiati, i tassi di diagnosi di ADHD variavano dal 6% all'8%. Negli stati più bui, ovvero la fascia del nord-est, invece, i tassi diagnostici variavano dal 10 % al 14%. Anche per i Paesi non statunitensi sono stati ottenuti i medesimi risultati. I ricercatori hanno mostrato come ci fosse una netta coincidenza geografica tra le mappe indicanti le percentuali di prevalenza di ADHD e quelle indicanti l’intensità solare.

Mappe indicanti le percentuali di prevalenza di ADHD e quelle indicanti l’intensità solare
(immagine relativa al sito web: https://www.brainclinics.com/association-adhd-intensity-sunlight-adhd-prevention)

Per assicurarsi che non fossero presenti fattori che influenzassero i risultati, gli scienziati hanno esaminato altre variabili quali la nascita prematura, la mortalità infantile, il reddito medio e la latitudine, fattori che sono risultati irrilevanti al fine dello studio.

Disturbo da deficit di attenzione/iperattività e Disturbi del sonno

I ricercatori hanno però trovato un nesso tra il disturbo dell’ADHD e quello del sonno. Questi due deficit presentano sintomi coincidenti e sono causati dall’aumento del disturbo dell’orologio circadiano. Ciò che depriva i pazienti del sonno, secondo gli studiosi, è il contatto con gli schermi degli apparecchi elettronici come PC, TV e smartphone (effetto blue-light) che impediscono la formazione di melatonina, l’ormone che regola il sonno e i ritmi circadiani.
La percentuale di presenza di ADHD potrebbe quindi essere minore negli stati con maggiore luce solare perché l’intensità del sole riduce l’effetto blue-light e rafforza i ritmi circadiani.

Terapia della luce

Terapia della luce sull'ADHDIn seguito a questo studio è stata quindi sperimentata la terapia della luce, anche detta fototerapia, che si è dimostrata efficace per trattate gli adulti con ADHD. Questa terapia consiste nell’esposizione alla luce diurna o più spesso a quella artificiale, con lunghezze d’onda specifiche molto intense, per una quantità di tempo stabilito. Questo trattamento si è dimostrato valido ed efficiente poiché l’effetto della luce riduce i sintomi depressivi e le disfunzioni degli orologi circadiani, correlati spesso con l’ADHD.

I primi studiosi ad avere sperimentato questa tecnica con pazienti con ADHD sono stati il Dr. Yuri Rybak della University of Western Ontario, e il Dr. Robert Levitan, un ricercatore clinico presso CAMH (Centre for Addiction and Mental Health).

Nel loro studio hanno esposto i partecipanti a 30 minuti di fototerapia utilizzando una specifica scatola con luce fluorescente a pieno spettro e filtrata dei raggi UV, e circa un terzo dei soggetti esaminati con ADHD dimostrò una riduzione dei sintomi, quale la disattenzione, l’impulsività, la difficoltà a seguire e la fatica.

Questi effetti sarebbero dunque spiegabili attraverso dei maccanismi biochimici che avvengono dentro il cervello che permettono il ripristino dei ritmi circadiani disfunzionali nei soggetti trattati, dal momento che la fototerapia agisce sulla serotonina che migliora il tono dell’umore del soggetto e sulla melatonina, favorendone il riposo.

Nonostante questi dati siano sorprendentemente postivi, la fototerapia non è una pratica semplice e rapida e richiede una certa stabilità in termini di orari e tempi prestabiliti. È necessario naturalmente un approfondimento su come la luce influenzi l’ADHD negli adulti, ma tuttavia questo filone di ricerche risulta particolarmente interessante e promettente.

Sitografia (fonti)

Tags: Approfondimenti, ADHD, Deficit di attenzione/iperattività

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