Generation Snowflakes: giovani ipersensibili e fragili

Generation Snowflakes: giovani ipersensibili e fragili

dott.ssa Lucia Di Guida, Istituto Miller

Come neve al sole – la spettacolare fragilità dei fiocchi di neve

Fiocchi di neve.

Poche parole che spesso racchiudono la magia dell’inverno e del Natale, ma che attualmente sono usate con una connotazione negativa.
Nello specifico si parla di "generazione di fiocchi di neve”, in inglese “snowflakes” e il termine si sta diffondendo con il significato di generazione delicata, fragile.

Generation Snowflake, o Snowflake Generation: giovani diventati adulti nel 2010 definiti come più inclini a offendersi e meno resistenti.Generation Snowflakes, o Snowflakes Generation, è un termine utilizzato per indicare i giovani diventati adulti nel 2010; questi giovani sono stati definiti come più inclini a offendersi e meno resistenti rispetto alle generazioni precedenti.

La nuova generazione di adulti sarebbe troppo emotivamente vulnerabile per affrontare opinioni che sfidino le proprie. Nell’ultimo anno il termine è stato molto utilizzato e ha richiamato l’attenzione di numerosi studiosi, psicologi inclusi.

È importante chiarire che il termine, però, non ha un’origine psicologica. Dopo la vittoria del Presidente americano Donald Trump, sono stati attivati numerosi sportelli di ascolto e accoglienza nei vari istituti di formazione ed educazione scolastica, con l’intento di dare uno spazio agli sfoghi emotivi dei giovani che hanno vissuto questo cambiamento con particolare trasporto emotivo e molti timori. In particolar modo, l’istituzione di questi spazi è stata pensata per minoranze etniche che avrebbero potuto risentire di alcune dichiarazioni del nuovo Presidente eletto. 

Da queste vicende sono nati i primi attacchi ai nuovi giovani adulti, etichettati con l'espressione Generation Snowflakes, troppo delicati per metabolizzare i dispiaceri o gli affronti subiti.

Quando nasce però la definizione Generation Snowflakes?

Chuck Palahniuk - Fight ClubL’uso del termine sembrerebbe derivare dal romanzo di Chuck Palahniuk del 1996, "Fight Club", e dal suo adattamento cinematografico del 1999. Sia il romanzo che il film includono la frase "Non sei speciale, non sei un bellissimo fiocco di neve unico".

Nel gennaio 2017, Palahniuk ha rivendicato il merito di aver coniato l'espressione del fiocco di neve, anche se secondo il dizionario online Merriam-Webster, Palahniuk non è stata la prima persona ad usare la metafora, ricollocandola nell’ambito dei libri di autoaiuto e poster ispiratori.

Il termine "Generation Snowflake", o la sua variante "Snowflake Generation”, è stato ripreso nel 2016 in seguito alla pubblicazione del libro di Claire Fox, “I Find That Offensive!”, in cui l’autrice, intellettuale inglese di sinistra, denuncia i danni causati alle nuove generazioni dal pensiero unico politicamente corretto. Dall’uscita del libro, la definizione è utilizzata per descrivere i ventenni americani e britannici incapaci di affrontare tutto ciò che contrasta con il loro modo di pensare, tanto da preferirne l’abolizione perché non in grado di opporsi con valide argomentazioni.

L’autrice li definisce “inconsistenti come fiocchi di neve"; Claire Fox, inoltre, condanna l’intero sistema che spinge in direzione di una cultura della debolezza.

Sebbene il termine "generazione di fiocchi di neve" fosse in precedenza considerata espressione gergale, è stato riconosciuto come uno dei termini dell'anno 2016 dal dizionario inglese Collins.
Allo stesso modo, nel 2016 il Financial Times ha incluso il termine nell’annuario annuale in una lista di parole, definendolo come "un termine spregiativo per qualcuno ritenuto troppo emotivamente vulnerabile per far fronte a opinioni che sfidano le proprie, in particolare nelle università e in altri forum una volta noti per il dibattito".

Prima di Fox, nel 2014 anche l’autrice Trey Willis ha parlato di "effetto Snowflakes", nel suo libro “The Snowflakes effect. How the Self-Esteem Movement Ruined a Generation”.
Nella sua opera, l’autrice denuncia un eccessivo interesse e impegno sul tema dell’autostima, definendolo addirittura “movimento per l’autostima”.
Secondo l’autrice, il “movimento per l'autostima” è stato il catalizzatore per il cambiamento delle norme e dei valori culturali che ha presumibilmente rovinato un'intera generazione.

Alcuni bambini sono stati cresciuti dai loro genitori con una idea eccessiva della loro unicità, come se ad un tratto tutti fossero piccoli fiocchi di neve speciali e unici. Per questi genitori, e i loro figli, i trofei sono diventati obbligatori e il successo un'aspettativa.

Da un’analisi più profonda, però, è possibile ipotizzare che molti di questi bambini sono spesso spinti a raggiungere obiettivi che coincidono solo con i valori dei genitori o di altri adulti di riferimento; questa spinta motivazionale solo esterna può facilmente generare frustrazione, vulnerabilità o inadeguatezza in coloro che si sentono incapaci o insoddisfatti nel raggiungere obiettivi non fissati personalmente.

E i nostri giovani italiani?

Molti giovani sotto i 30 anni vivono con la pressione della realizzazione, in alcuni casi comprensibile considerato l’attuale contesto culturale socio-economico in cui siamo immersi.
Per anni nel nostro Paese sono stati utilizzati termini come “bamboccioni”, “mammoni”, per indicare il bisogno dei giovani adulti di essere tutelati emotivamente ed economicamente dalle famiglie di origine.
Giovani italiani: generazione di bamboccioni o mammoniAnche in un convegno organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Liguria a Genova, si è discusso delle generazioni dei giovani e dei problemi che maggiormente riportano anche nella nostra regione.
In riferimento a questo dibattito l’ospite d’eccellenza, lo psichiatra e psicoanalista viennese Otto Kernberg, ha sostenuto, in rifermento ai nuovi giovani, che “sembrano felici, ma sono insicuri”.

È inutile nascondere quanto i giovani siano portatori di numerose forme di disagio e quanto siano aumentate le richieste di aiuto in ambito sanitario e psicologico; questo, però, dovrebbe spingere tutti a valutare come fornire nuove risorse e abilità a questi ultimi, più che trovare definizioni utili solo a stigmatizzare.

A livello mondiale sarebbe fondamentale ridare dignità a tutte le generazioni di giovani e giovani adulti, sempre troppo classificate e definite da etichette globali che vanno ad accrescere la percezione personale di vulnerabilità e insicurezza.

L’utilizzo di queste definizioni, inoltre, potrebbe sortire anche l’effetto collaterale di funzionare come giustificazione per gli stessi giovani, aumentando la diffusione di responsabilità e il senso di sfiducia che unirebbe tutti, portandoli a non agire più in direzione dei propri valori e delle proprie idee e ambizioni a causa del senso di impotenza percepito.

Ciò è deleterio in ottica psicologica perché aumenta il locus of control esterno e la sensazione che la gestione dei propri sentimenti e delle proprie idee non dipenda da sé stessi, ma che sia al di fuori di sé stessi e del proprio controllo.

È fondamentale uscire da questo stato di incertezza e timore e andare in una direzione che incoraggi i giovani ad agire in direzione dei propri valori e non quelli imposti da altri.
Per quanto la lotta sul tema dell’unicità degli individui segni il confine tra la percezione di una eccessiva sicurezza o eccessiva fragilità, l’immagine dei fiocchi di neve, perfetti e delicati, è straordinaria.

I cristalli di neve, anche nella loro perfetta forma geometrica, non sono mai uguali tra loro. Così come gli esseri umani.
Ognuno di noi può essere un fiocco di neve unico, straordinariamente bello nell’espressione delle proprie risorse e dei propri limiti, in grado di brillare al sole, anche correndo il rischio di sciogliersi.
E anche in questo caso ne sarà valsa la pena, non sarà finita.

Saremo solo il frutto di un altro cambiamento e potremo dare un senso a noi stessi anche in un’altra forma, passando dall’esser neve ad acqua che fluisce.
Tutto si trasforma. Anche noi.

Quindi, neve, insegnami a cadere!

 

A proposito dell'Istituto Miller

Istituto Miller, istituto di psicologia e psicoterapia cognitivo comportamentale, ha un'area clinica composta da numerosi Psicoterapeuti, ognuno dei quali con precipue specializzazioni per il trattamento di ogni tipologia di disturbo psicologico. Per avere informazioni di dettaglio, è possibile inviare un messaggio tramite il form sottostante, oppure tramite la nostra pagina dei contatti.


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