L'efficacia terapeutica della TEC: la verità sull'Elettroshock

L'efficacia terapeutica della TEC: elettroshock

Francesco Partigiani

L’ambiguità di chiamarsi TEC

L'efficacia terapeutica della TEC - ElettroshockLa Terapia Elettro-Convulsivante (TEC, meglio conosciuta con il nome elettroshock) fu introdotta come terapia da due psichiatri italiani nel 1938.

La TEC era stata inizialmente utilizzata per il trattamento delle psicosi endogene ma, nel corso del tempo, ha sviluppato e raggiunto un campo d’azione molto più vasto; dagli episodi depressivi alla catatonia e alla schizofrenia.

La terapia con elettroshock utilizza degli strumenti elettronici che inviano impulsi elettrici al cervello tramite elettrodi applicati al cuoio capelluto.

La zona di applicazione degli elettrodi è determinata dall’area celebrale che si vuole stimolare. La potenza della scarica varia dai 0.5 ai 5 Volt e il periodo temporale di somministrazione varia dai 0.5 agli 8 secondi; tale somministrazione provoca una crisi convulsiva della durata di circa 30 secondi.

Somministrazione e effetti collaterali della TEC

L’attuazione della TEC è successiva alla fase preparatoria, la quale prevede diverse fasi:

  1. Lo svuotamento della vescica del paziente (poichè la vescica piena potrebbe scoppiare durante la stimolazione);
  2. La rimozione delle protesi dentarie e l’utilizzo di un paradenti per evitare che il paziente possa mordere la lingua durante le convulsione;
  3. Lo sgrassamento e il lavaggio della cute per favorire l’aderenza degli elettrodi al cuoio capelluto e per la corretta trasmissione dell’impulso;
  4. Il digiuno preparatorio di almeno 6 ore;
  5. Il consenso informato e la valutazione anestesiologica;
  6. Nell’ultima fase si procede all’anestesia e alla stimolazione.

Durante il trattamento con elettroshock in sala devono obbligatoriamente essere presenti diverse figure professionali: anestesista, psichiatra e infermiere specializzato in psichiatra e in anestesiologia. Al termine della stimolazione il paziente presenta una crisi epilettica con la durata di almeno 20 secondi.

L’utilizzo della TEC, nonostante gli ottimi risultati ottenuti nel trattare diverse patologie, divide il mondo accademico a causa degli effetti collaterali della stimolazione.

Al termine della stimolazione con elettroshock i pazienti possono andare incontro a ulteriori effetti indesiderati quali: amnesia anterograda e/o retrograde, disturbi dell’attenzione post epilettici, stati confusionali, viraggio maniacale, effetti cardiaci collaterali, cefalea, dolori muscolari, nausea o vomito.

Tutti gli effetti sopraelencati hanno una probabilità del 30% di presentarsi e sono transitori. Nessuno studio ha evidenziato il rischio di danni permanenti, funzionali e/o strutturali, in seguito alla stimolazione con l'elettroshock.

Utilizzo della TEC

Si stima che nel mondo circa 2 milioni di persone si sottopongano alla TEC, e 300 mila di questi solo negli USA. In Italia questa tipologia di trattamento con elettroshock non ha ancora riscosso il successo e la fama che merita: sono infatti alcune centinaia le persone che si sono sottoposte al trattamento.

Nello specifico, sono 1.406 le persone che, tra il 2008 e il 2010, hanno subito il trattamento con l'elettroshock. In generale, una media di circa 300 persone l’anno, per un totale di circa 4 mila persone, si sono sottoposte alla TEC dal 2008 ad oggi. Percentualmente, su una popolazione di 60 milioni di persone, si parla dello 0.006%.

Il numero di interventi in Italia è notevolmente inferiore rispetto a quelli effettuati in altri paesi europei. Per semplificare, in Belgio su una popolazione di 11 milioni di abitanti, 5 mila si sono già sottoposte alla terapia (0.5 ‰ ), mentre nel Regno Unito sono 12 mila su una popolazione di 64milioni (0.18 ‰).

Evidenze Scientifiche di remissione e miglioramenti

Le evidenze scientifiche del trattamento con la TEC sono inoppugnabili: il trattamento con l'elettroshock presenta infatti delle elevate percentuali di remissione e miglioramento del paziente.

Trattamento della depressione

Elettroshock - Evidenze scentificheIl disturbo maggiormente curato con la TEC è la depressione. Inizialmente era utilizzata, dopo il trattamento cognitivo e il trattamento farmacologico, quale ultimo tentativo terapeutico per ottenere un miglioramento.

Attualmente, grazie agli ottimi risultati ottenuti, la TEC raccoglie sempre più consensi poichè protegge il sistema nervoso centrale dai danni che possono derivare dalla depressione, ostacola l’atrofizzazione delle cellule nervose e ne favorisce la crescita.

L’efficacia della TEC supera in diversi casi il trattamento farmacologico (per pazienti affetti da depressione melanconica, ad esempio, la percentuale di successo è dell’80%, contro il 50-60% di successo ottenuto con la terapia farmacologica) e la percentuale di ricadute al termine è inferiore (Kho, van Vreeswijk, Simpson, & Zwinderman, 2003).

In alcuni casi si somministrano dei farmaci antidepressivi insieme alla TEC per scongiurare il rischio di ricadute.

Circa la metà dei pazienti, se il trattamento viene interrotto precocemente dopo un miglioramento clinicamente significativo, presenta una ricaduta nei primi sei mesi; la somministrazione di farmaci antidepressivi garantisce un continuazione della terapia (la quale può essere allungata con sedute extra; Kellner et al., 2006).

Trattamento di disturbi Schizofrenici e Schizoaffettivi

Altri risultati salienti si trovano nel trattamento di pazienti con disturbi schizofrenici o schizoaffettivi. Il 93% dei pazienti affetti da schizofrenia mostra un miglioramento e in nessun caso si sono manifestati effetti collaterali preoccupanti o duraturi nel tempo.

Il trattamento della schizofrenia con la TEC è la prima scelta nel 19% dei casi e nel 17% mostra risultati positivi immediati, mentre il 57% delle volte viene utilizzata dopo un fallimento farmacologico.

Gli individui trattati con TEC per schizofrenia o disturbo schizoaffettivo mostravano un calo nei livelli di aggressività generale (la quale include aggressività verso sé stessi, altri, oggetti e verbale) e un miglioramento nelle funzioni adattive globali. (Phutane, Thirthalli, Kesavan, Kumar, & Gangadhar, 2011).

Risultati importanti si riscontrano nel trattamento di pazienti catatonici; la percentuale di risposta è compresa fra l’80 e il 100%.

La TEC risulta efficace ed è consigliata come tecnica di primo intervento anche nella cura di: catatonia maligna, sindrome neurolettica maligna, mania delirante, eccitamento catatonico grave e in generale pazienti con disturbi resistenti alle benzodiazepine (Iancu, Pick, Seener-Lorsh, & Dannon, 2015).

Trattamento di disturbi Bipolari e Manie

Alla TEC vengono sottoposti anche i pazienti con disturbo bipolare e con episodi maniacali. Per quanto concerne il disturbo bipolare, il 68% dei pazienti ha dimostrato segnali di risposta e miglioramento in seguito al trattamento. Purtroppo, a causa di un’esigua quantità di informazioni e dati a riguardo, la TEC viene utilizzata ma non come tecnica primaria nel trattamento del disturbo bipolare.

Nel caso delle manie, la TEC viene utilizzata con i pazienti resistenti al trattamento farmacologico (litio, stabilizzatori antiepilettici e antipsicotici), ma viene utilizzata come trattamento secondario. Come nel caso dei disturbo bipolare, sono presenti poche evidenze scientifiche, ciononostante la percentuale di risposta in seguito all’utilizzo della TEC è compresa fra l’80 e il 90% (Luchini, Medda, Mariani, Mauri, Toni, & Perugi, 2015).

Perché la TEC è così poco utilizzata?

Motivazioni al non utilizzo della TECNonostante le evidenze scientifiche sulla efficacia della TEC, se si considera la percentuale di remissione dei pazienti trattati in Italia e nel mondo, questo trattamento è ancora poco utilizzato.

La domanda sorge spontanea: “Perchè non utilizzare come prima soluzione la TEC?

Il trattamento con elettroshock mostra percentuali di miglioramento elevate anche senza un precedente trattamento farmacologico, ha probabilità di ricadute minime, non compromette in modo permanente il funzionamento mentale e fisico dei pazienti e non è fattore di rischio di dipendenza, quindi perché no?”.

Per quanto concerne la dipendenza farmacologica, sono noti i casi di dipendenza da benzodiazepine, anche da parte di personaggi famosi, e il loro lungo percorso verso la disintossicazione, purtroppo alle volte non raggiunta.

Disinformazione e scetticismo

Fra le possibili risposte al nostro quesito potrebbe rientrare la disinformazione e lo scetticismo generale, (molte persone collegano l’elettroschock ad uno strumento di tortura o comunque una pratica non inerente all’ambito medico).

La disinformazione e lo scetticismo generale portano gli individui a preferire un trattamento farmacologico. Un’altra plausibile motivazione per la preferenza di trattamenti farmacologici, a base di benzodiazepine, sarebbe quella economica (in questo caso a discrezione dei medici).

La TEC non ha un ritorno economico, poiché non prevede un Drg nel tariffario della sanità; al contrario, prevede una spesa di circa 250.000 euro per l’apparecchiatura necessaria, alla quale si aggiungono i costi per frequentare specifici corsi di formazione; tutto questo differentemente da quanto avviene per gli psicofarmaci, i quali fanno la sorte delle case farmaceutiche e non prevedono costi e tempo da dedicare alla formazione.

L’ambiguità di chiamarsi TEC è dovuta proprio a questo aspetto: pur in possesso di ottime evidenze scientifiche, la terapia con elettroshock resta subordinata ad altri trattamenti, anche meno efficaci.

Bibliografia

  • Kho, K. H., van Vreeswijk, M. F., Simpson, S., & Zwinderman, A. H. (2003). A meta-analysis of electroconvulsive therapy efficacy in depression. The journal of ECT, 19(3), 139-147.
  • Kellner, C. H., Knapp, R. G., Petrides, G., Rummans, T. A., Husain, M. M., Rasmussen, K., ... & Biggs, M. (2006). Continuation electroconvulsive therapy vs pharmacotherapy for relapse prevention in major depression: a multisite study from the Consortium for Research in Electroconvulsive Therapy (CORE). Archives of general psychiatry, 63(12), 1337-1344.
  • Iancu, I., Pick, N., Seener-Lorsh, O., & Dannon, P. (2015). Patients with schizophrenia or schizoaffective disorder who receive multiple electroconvulsive therapy sessions: characteristics, indications, and results. Neuropsychiatric disease and treatment, 11, 853.
  • Luchini, F., Medda, P., Mariani, M. G., Mauri, M., Toni, C., & Perugi, G. (2015). Electroconvulsive therapy in catatonic patients: efficacy and predictors of response. World journal of psychiatry, 5(2), 182.
  • Milano G. (2017). In Italia si usa l’Elettroshock su 300 persone. L’Espresso, 24 Agosto 2017.
  • Perugi, G., Medda, P., Toni, C., Mariani, M. G., Socci, C., & Mauri, M. (2017). The role of electroconvulsive therapy (ECT) in bipolar disorder: effectiveness in 522 patients with bipolar depression, mixed-state, mania and catatonic features. Current neuropharmacology, 15(3), 359-371.
  • Phutane, V. H., Thirthalli, J., Kesavan, M., Kumar, N. C., & Gangadhar, B. N. (2011). Why do we prescribe ECT to schizophrenia patients?. Indian journal of psychiatry, 53(2), 149.

Tags: Approfondimenti, Depressione

 

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