La Doll Therapy come intervento in soggetti affetti da demenza

La Doll Therapy come intervento in soggetti affetti da demenza

Francesca Gris

Una bambola per la riabilitazione nelle demenze e dell'Alzheimer

La Doll Therapy, la terapia della bambola, è un tipo di intervento non farmacologico utilizzato nel trattamento riabilitativo di soggetti affetti da demenza e, in particolare, da malattia di Alzheimer.

È stato dimostrato che una percentuale variabile tra il 60% e il 90% di questi pazienti presenta varie forme di distress psicologico associato alla malattia, tra cui paura, ansia, depressione e rabbia.

Inoltre, le spese pubbliche per gli interventi sulle persone con demenza sono ingenti, sia per gli aspetti previdenziali che per quelli medici, assistenziali e riabilitativi (il Department of Health britannico ha rilevato che per le demenze vengono impiegati solamente nel Regno Unito 8 miliardi di sterline ogni anno).

Per contribuire a far fronte a questi problemi, sempre più professionisti hanno ritenuto importante affiancare alle terapie farmacologiche degli interventi terapeutici comportamentali, indagandone l’efficacia attraverso disegni di ricerca controllati e randomizzati.

Un interessante articolo in proposito, a cura di Mitchell e O’Donnell, è stato pubblicato in merito nel British Journal of Nursing. Alcune ricerche, basate sulla teoria dell’attaccamento di Bowlby, ma volte ad indagare tale dimensione anche nelle persone anziane, hanno portato alla sperimentazione della Doll Therapy. Come suggerisce la denominazione, tale terapia prevede il maternage e l’accudimento di una bambola, che diviene l’oggetto simbolico “transizionale” nella relazione di aiuto.

È importante considerare in quale modo il soggetto si relaziona all’oggetto: in primo luogo si osserva se la persona rimane indifferente alla bambola, se la allontana o se ne è interessata. In quest’ultimo caso, si osserva se il soggetto considera la bambola come un giocattolo o come un essere vivente a tutti gli effetti.

La ricerca sulle componenti psicodinamiche della Doll Therapy ha ricevuto scarsa attenzione, ma i ricercatori hanno mostrato interesse per gli aspetti pratici di un intervento di questo tipo, limitandosi a constatare che nella condizione di decadimento cognitivo la bambola può costituire una sorta di “ancora” affettiva per fronteggiare una realtà caratterizzata da sentimenti di vulnerabilità ed insicurezza, non diversamente da quanto accade nei bambini che si fanno coraggio con i loro giochi di affezione.

La Doll Therapy come intervento in soggetti affetti da demenzaDiversi studi (Gibson, 2005; Lash, 2005; Moore, 2001; Verity, 2006) hanno dimostrato l'efficacia di questo impiego nella riabilitazione delle demenze in relazione a disturbi di tipo comportamentale, quali l'aggressività, lo stato di agitazione e il wandering.

Si è osservato che a livello cognitivo la Doll Therapy stimola i processi attentivi e di memoria procedurale. Favorisce, inoltre, il rilassamento, influenzando positivamente anche i disturbi del sonno.

Questa metodica – naturalmente non applicabile a tutti i pazienti nello stesso modo come se fosse un farmaco – sembra pertanto produrre effetti positivi sia a livello cognitivo, sia su capacità affettive e relazionali, spesso compromesse in soggetti con demenza.

Lorna Mackenzie e colleghi, in un articolo apparso sull’International Journal of the British Geriatrics Society, hanno indagato la percezione che i caregiver hanno delle relazioni che si instaurano con i pazienti sottoposti al trattamento. Questa ricerca è stata condotta in una struttura per persone anziane, registrando il tipo e la frequenza di interazioni avvenute tra soggetto e oggetto (sorridere o parlare alla bambola, interagire con il personale e con gli altri residenti attraverso di essa, mettere in atto comportamenti di accudimento quali baciarla, farle indossare dei calzini, cantare, cullarla, ecc.).

Nonostante lo studio abbia messo in luce anche alcuni problemi che possono insorgere durante la terapia in alcuni pazienti (tentativi di nutrire la bambola con del cibo, liti tra gli ospiti della struttura in relazione a chi fosse il proprietario e talvolta “maltrattamenti” verso il giocattolo), in generale però i ricercatori hanno riferito pareri positivi in merito all’introduzione della Doll Therapy.

I miglioramenti sono stati registrati soprattutto in relazione alla risposta emotiva: gli anziani si dimostrarono maggiormente calmi, rilassati, felici e quieti e meno annoiati e agitati. I soggetti divennero più propositivi nella partecipazione alle attività giornaliere, ma anche nell’interagire con gli altri ospiti e con il personale, dimostrandosi più propensi all’aiuto e alla cooperazione.

Infine, sono stati rilevati dei miglioramenti nelle situazioni di interazione con il personale, quali il cambio dei vestiti o il momento della doccia. In conclusione, le ricerche condotte fin ora sembrano suggerire che l’utilizzo della bambola come terapia non farmacologica possa aiutare i soggetti affetti da demenza, ed in particolare da Alzheimer, soprattutto in relazione ad aspetti cognitivi e relazionali.

Tags: Approfondimenti, Riabilitazione demenze, Alzheimer

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