Quanto deve mangiare un bambino?

Disturbi alimentari: quanto deve mangiare un bambino?

Dott.ssa Susanna Pizzo
Psicologa Psicoterapeuta, responsabile scientifico del centro clinico sui disturbi alimentari dell'Istituto Miller

Le diverse modalità alimentari di bambini e adolescenti

Le modalità alimentari di bambini e adolescenti durante le varie fasi del loro sviluppo possono destare qualche preoccupazione nei genitori, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di modalità normali. Ad esempio, al compimento del primo anno di vita i bambini sono soliti ridurre notevolmente la quantità di cibo che desiderano mangiare.

Molti bambini attraversano quella che viene definita la fase delle manie alimentari, periodo in cui mangiano solo poche varietà di cibo. Altrettanti bambini in età prescolare passano per una fase di alimentazione piuttosto restrittiva, non solo riducono la scelta dei cibi ma ne diminuiscono anche la quantità.

Durante la fase adolescenziale, poi, si osserva una tendenza ad assumere molto cibo, quasi ininterrottamente durante l’arco della giornata.

Ebbene, nessuna di queste modalità alimentari, tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza, può essere considerata anomala o pericolosa.

È comprensibile che i genitori si preoccupino e si chiedano se il proprio figlio mangi troppo o troppo poco, tuttavia sarebbe consigliabile non assecondare quella tendenza – insita in tutti noi – a far sì che il comportamento alimentare di nostro figlio assecondi le nostre aspettative, oltre che quelle del pediatra, della nonna e delle amiche o vicine di casa.

La disappetenza può essere considerata come un problema di equilibrio fra ciò che un bambino mangia e quello che la sua famiglia spera o si aspetta che mangi. Questo problema si risolve quando l’appetito del bambino aumenta oppure, più realisticamente, quando le aspettative degli altri diminuiscono.
Balia di allattamento

La disappetenza del bambino è un problema che nasce intorno agli anni trenta e si è progressivamente sviluppato seguendo i cambiamenti delle raccomandazioni degli esperti in nutrizione infantile.

Il latte artificale e i cambiamenti nello stile alimentare

All’inizio del ‘900 il timore più diffuso tra i pediatri era, piuttosto, l’eccesso di alimentazione, malgrado l’introduzione piuttosto tardiva di frutta e verdura che, all’epoca, venivano consigliate non prima dei due o tre anni. Fino a questa età i bambini prendevano ancora il latte materno che – per natura – contiene tutte le vitamine necessarie.

Fu l’introduzione dell’allattamento artificiale ad imporre una modificazione radicale dello stile alimentare, in quanto i primi produttori di questo latte non erano in grado di arricchirlo delle vitamine normalmente presenti nel latte materno. Ecco perché fu necessario anticipare l’introduzione di frutta e verdura e le prescrizioni dei pediatri andarono gradualmente ma inesorabilmente modificandosi.

Se nei primi anni Trenta l’introduzione delle pappe era consigliata alla fine del secondo semestre di vita del bambino, alla fine dello stesso decennio il consiglio era di introdurle “nel secondo semestre”. Tuttavia sia la verdura che la frutta fanno emergere un problema: questi alimenti sono piuttosto voluminosi ma hanno una bassa concentrazione calorica; i bambini piccoli hanno uno stomaco piccolo ed hanno bisogno di cibo concentrato, con molte calorie in poco volume. Il latte materno ha 70 Kcal per 100 grammi, invece la carota bollita ha solo 27 Kcal, gli spinaci cotti hanno 20 Kcal e i fagiolini appena 15. Immaginate mezzo chilo di fagiolini; pensate che lo stomaco di un bambino possa contenerli?

Nel corso di questo secolo l’alimentazione dei bambini è cambiata più volte in seguito ai progressi scientifici. Nei primi anni del ‘900 quasi tutti i bambini venivano allattati al seno dalle loro madri o da una balia. Esisteva già una sorta di latte “artificiale” - il latte vaccino zuccherato - ma era poco digeribile e difficile da metabolizzare per i neonati, perché troppo ricco di proteine e sali minerali. Negli anni Trenta è stato introdotto il latte preparato artificialmente, nel quale era stata ridotta la quantità di proteine ma erano state anche distrutte le vitamine con il processo di sterilizzazione. Quindi è stato necessario introdurre altri alimenti come la frutta e la verdura e anticipare l’introduzione di cereali e di altri cibi per ridurre rapidamente le dosi del costoso latte artificiale.

Negli anni Settanta è stata migliorata la qualità del latte artificiale, tanto da non far più ammalare i bambini di scorbuto, rachitismo o anemia. Ma allora era diventato superfluo anticipare l’introduzione degli altri cibi, quindi si tornò progressivamente a ritardare le pappe.

Attualmente i pediatri italiani raccomandano la prima pappa a sei mesi e sarà interessante scoprire cosa ci riserveranno le scoperte future.

Ma allora, quanto deve mangiare un bambino?

Disturbi alimentari - Quanto deve mangiare un bambino?In tutti gli organismi appartenenti al regno animale, l’alimentazione svolge tre funzioni principali:

  • Mantenere la vita dell’organismo;
  • Permettere il movimento;
  • Qualora si tratti di un cucciolo, tollerare la crescita.

Sì, ho detto proprio tollerare!

Se vuoi diventare grande devi mangiare tanta pappa!

Un leit motive frequente durante l’ora dei pasti che racchiude la convinzione “errata” che la crescita sia una diretta conseguenza dell’alimentazione.

La realtà si ottiene ribaltando questo punto di vista: i bambini non crescono perché mangiano, ma mangiano perché stanno crescendo!

Ora che abbiamo capovolto il nostro modo di vedere, dobbiamo considerare la questione genetica.

Secondo voi un cucciolo di squalo mangia la stessa quantità di cibo del figlioletto di un pesce pagliaccio?
Eppure sono entrambi pesci!

Ma allora, perché siamo portati a credere che tutti i cuccioli dell’essere umano debbano ingurgitare più o meno la stessa quantità di cibo?

Ogni animale arriverà a mangiare la quantità di cibo necessaria per mantenere l’organismo e per fargli raggiungere le dimensioni attese.

Accade su per giù lo stesso negli esseri umani: il bambino destinato a ereditare una corporatura alta mangerà tendenzialmente di più rispetto ad un bambino destinato – malgrado ciò che gli si fa intendere – ad essere di statura bassa.

Le dimensioni dell’individuo adulto sono caratterizzate geneticamente e solo in piccolissima parte possono essere influenzate dal tipo e dalla quantità di cibo assunto negli anni della crescita.

Istituto Miller su Disturbi Alimentari e Obesità

L'Istituto Miller ha organizzato il Master su Disturbi Alimentari e Obesità, per la sede di Firenze, da settembre 2018.

L’Istituto Miller si pone l’ambizioso obiettivo di formare il singolo professionista, come l’intera équipe specialistica, mediante un percorso didattico basato su metodiche di integrazione dei vari interventi terapeutici.

Un ampio numero di unità didattiche è organizzato in co-docenza tra varie figure professionali per un ottimale approfondimento dell’argomento che viene trattato (psicoterapeuta e medico nutrizionista, dietista e endocrinologo, psicoterapeuta e dietista, ecc.).

Altre informazioni sul Master su Disturbi Alimentari e Obesità

Ulteriori dettagli si possono trovare alla pagina generale sul Master su Disturbi Alimentari e Obesità, e anche alla pagina con il programma del Master su Disturbi Alimentari e Obesità.

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Illustrazione © zoe.chaan, illustratrice per Made In Magic, Web Agency Milano.

Tags: Approfondimenti, Disturbi Alimentari, Età Evolutiva

 

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