Aiuto, mio figlio è un bullo?

Cos'è il bullismo?

Dott.ssa Lorena Torresan

Che cos'è il bullismo?

“Uno studente è oggetto di bullismo quando viene esposto ripetutamente o nel corso del tempo ad azioni offensive messe in atto da uno o più compagni.” (Olweus, 1986; 1991)

Possiamo parlare di bullismo quando siamo in presenza dei seguenti criteri:

  1. Esiste uno squilibrio nel rapporto di forza tra le persone (criterio dell'asimmetria di potere);
  2. Vi è l'intenzione di arrecare danno al più debole (criterio dell'intenzionalità);
  3. Tale squilibrio di potere perdura nel tempo (criterio della sistematicità);
  4. Gli atti di bullismo vengono pianificati (criterio della pianificazione);
  5. Le azioni di bullismo devono essere riconosciute come tali all'interno del contesto sociale in cui si manifestano (criterio della notorietà).

La sopraffazione può essere esercitata in diversi modi:

  1. Attacchi diretti: attacchi manifesti, fisici o verbali;
  2. Attacchi indiretti: isolamento sociale, calunnie, coalizioni tese a svalutare la vittima.

Quindi, un ragazzo subisce atti di bullismo quando:

  • Un altro ragazzo o un gruppo di ragazzi gli dicono cose cattive o spiacevoli;
  • Riceve colpi, pugni, calci e minacce;
  • Viene rinchiuso in una stanza;
  • Riceve bigliettini con offese o parolacce;
  • Quando nessuno gli rivolge mai la parola;
  • Quando viene preso in giro ripetutamente con cattiveria;

Non si parla invece di bullismo quando due persone della stessa forza fanno la lotta o litigano tra loro.

Il bullismo non è un fenomeno socialmente isolato, che coinvolge soltanto 2 o 3 ragazzi, ma si tratta di un fenomeno sociale complesso, che spesso coinvolge una molteplicità di attori.

Si avrà pertanto il cosiddetto bullo dominante, caratterizzato da aggressività generalizzata verso adulti e coetanei, impulsività e scarsa empatia verso gli altri, bassa tolleranza alla frustrazione, difficoltà nel rispettare le regole, atteggiamento positivo verso la violenza, ma anche elevate abilità sociali e capacità di manipolare la situazione a proprio vantaggio.

Poi avremo il bullo gregario, che per lo più è il sostenitore del bullo dominante: è spesso un soggetto ansioso, insicuro, poco popolare e con un basso rendimento scolastico; la vittima passiva, caratterizzata da scarsa autostima, ansia, negativa opinione di sé e difficoltà di reagire di fronte ai soprusi; la vittima provocatrice, caratterizzata da una combinazione di modalità di reazione ansiose e aggressive, tanto da farla apparire iperattiva, inquieta e offensiva, quando non anche prevaricatrice dei compagni più deboli.

Ruolo fondamentale è quello ricoperto dagli spettatori, che possono essere sostenitori del bullo (sono i seguaci del bullo, approvano senza prendere parte alle azioni violente, legittimandone il comportamento), difensori della vittima (chi prende le sue parti), oppure maggioranza silenziosa (chi assiste senza intervenire, sono i soggetti che sanno ma non riferiscono nulla agli adulti, cercando di rimanere estranei per timore e/o indifferenza).

Chi è un bullo?

Il bullo, indipendentemente dal suo modo di presentarsi, è spesso un bambino/ragazzo che sente la necessità di controllare in qualche maniera gli altri. Il bullo può ottenere il suo scopo avvalendosi della propria forza fisica, della propria popolarità tra compagni più gregari o dalla propria spavalderia.

Un genitore dovrebbe iniziare a farsi qualche domanda quando il proprio figlio presenta questa tendenza a sottomettere gli altri, evitando di confondere la necessità di controllo con la capacità di coordinamento o gestione di un gruppo: il possibile bullo non è un leader positivo capace di guidare gli altri, è piuttosto un bambino/ragazzo che vuole a tutti i costi affermare se stesso con prepotenza e arroganza.

Oltre alla fame di controllo, i bulli possono mostrare una bassa tolleranza alla frustrazione, spesso associata a intensi vissuti emoriti. SI tratta di bambini o ragazzi che di fronte a banali provocazioni hanno la tendenza a reagire in modo sproporzionato rispetto al contesto.

Il bullo inoltre non prova paura, vergogna, colpa, né tantomeno appare un soggetto ansioso o insicuro: in alcuni casi può apparire freddo e distaccato (Daffi e Prandolini, 2012)

Mio figlio è un bullo?

È possibile individuare alcuni segnali di allarme in presenza dei quali è probabile che chi li mette in atto sia un bullo. Di seguito ne riportiamo alcuni tra i più importanti (Di Pietro e Dacomo, 2005):

  • Si diverta a tormentare persone più deboli di lui o animali;
  • Gli piace prendere in giro o deridere gli altri;
  • Quando prende in giro qualcuno gli piace vederlo soffrire;
  • Considera divertente vedere qualcuno sbagliare o farsi male;
  • Sottrae o danneggia oggetti appartenenti ad altri;
  • Gli piace essere considerato un duro;
  • Si arrabbia spesso e la rabbia gli dura a lungo;
  • Accusa gli altri per le cose che gli vanno male;
  • È vendicativo verso chi gli ha fatto qualcosa di spiacevole;
  • Quando gioca o fa una partita vuole essere sempre il vincitore;
  • Quando riceve una critica va su tutte le furie;
  • Ricorre a minacce o ricatti per ottenere quello che vuole.

Forse mio figlio è un bullo, cosa faccio?

Se pensate che vostro figlio possa essere un bullo e non sapete cosa fare il primo passo è chiedere aiuto, in primis alle persone che vi sono vicine, i vostri familiari, gli amici, la scuola: è possibile che incontriate persone disposte ad ascoltarvi e ad aiutarvi. Se questo non fosse sufficiente è possibile richiedere l'aiuto di professionisti specializzati, in particolare a psicologi esperti dell'età evolutiva.

Alcuni suggerimenti educativi per genitori che si trovano di fronte a casi di bullismo:

  • Non scoppiate contro chi accusa vostro figlio aggredendolo fisicamente o virtualmente, fornireste un esempio che rinforza le stesse modalità violente utilizzate da lui.
  • Riflettete con vostro figlio sugli effetti del suo comportamento sugli altri, mettendo in luce le emozioni e le reazioni delle vittime e degli spettatori. In questo modo sarà più facile per lui valutare le conseguenze del suo comportamento.
  • Probabilmente fare il bullo permette a vostro figlio di acquisire e mantenere nel suo gruppo di amici un certo potere: valutare con lui quanto i suoi gregari non lo appoggino solo per paura e non per stima nei suoi confronti.
  • Ricordatevi che se vostro figlio decide di fare il prepotente ha molti vantaggi: il potere, l'immagine di ragazzo forte e vincente, ma anche compiti fatti, merendine, cellulari e altri vantaggi pratici. Lasciare questa posizione di potere e privilegio risulta faticoso, soprattutto quando si potrebbero perdere i propri sostenitori.
  • Cercate di riflettere con vostro figlio su quali possano essere delle modalità alternative per avere lo stesso successo e ammirazione sociale, ma nel rispetto dell'altro.

Il Miller e il bullismo

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Tags: Approfondimenti, Bullismo

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